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  Reg. Trib. Roma n.357 (4/11/82) – Dirett. Resposabile Stelvio Antonini

 
  Aprile 2002 


Pubblicato da Editrice FILEF, lo studio sulle PMI fondate da italiani emigrati in Brasile ed Uruguay. La ricerca si è svolta nella seconda metà del 2001 nelle aree metropolitane di Montevideo, San Paolo e nel Rio Grande do Sul, somministrando un questionario di rilevazione a circa 500 imprenditori di origine italiana.

I risultati della ricerca, molto interessanti per comprendere la genesi e la consistenza di queste imprese, individua i fabbisogni degli imprenditori, in termini di servizi richiesti, di relazioni e rapporti con l'Italia fornendo un importante quadro di riferimento sulle possibilità di cooperazione tra il nostro paese e l'America Latina, possibilità che possono essere positivamente mediate dalle nostre collettività emigrate in questa area del pianeta.

La ricerca verrà presentata in pubblici incontri a Porto Alegre, il 23 aprile alle ore 14.00, presso l'Hotel Everest e a Montevideo il 28 aprile, alle ore 10.30, presso l'Hotel Oxford, al termine del seminario sulle tecnologie italiane nel settore agro-alimentare, organizzato da ICE Nazionale e FILEF presso la LATU Laboratorio Tecnologico dell'Uruguay, (Av. Italia 6201 - CP: 11500 Tel: 601 37 24, Fax: 600 47 53 Montevideo, Uruguay)che si articolerà in tre giornate, dal 25 al 27 aprile.

Lo studio, che è già stato realizzato con analoga metodologia in Germania, Francia, Canada, Gran Bretagna e Belgio (dove vivono consistenti collettività di origine italiana),  individua le diverse tipologie di imprese nate in contesto emigratorio: in particolare quelle di "nicchia etnica", che si sono insediate cioè come risposta a a fabbisogni di consumo tipici degli italiani emigrati (in particolare prodotti agro-alimentari o di abbigliamento non reperibili sul posto), quelle che hanno coperto fabbisogni locali non toccati dagli autoctoni (produzioni di beni e servizi ad alta intensità di manodopera), quelle che partendo da una  specificità etnica, si sono evolute come soggetti di intermediazione tra il mercato locale e quello globale(commercio estero, turismo, ecc.).

La pubblicazione, di oltre 200 pagine,  è articolata in un rapporto macroeconomico di scenario che, sulla base di dati statistici evidenzia le opportunità di sviluppo di pmi e di lavoro autonomo in specifici settori delle economie uruguayana e del Rio Grande do Sul; in un rapporto sintetico che presenta i risultati della ricerca sul campo sulla base delle interviste realizzate; in una guida metodologica alla creazione di impresa che accompagna il potenziale imprenditore in tutti i passi da seguire nella riflessione e nella progettazione della propria attività.


La  pubblicazione che verrà inviata alle associazioni italiane presenti nei due paesi, può essere ordinata scrivendo a: 

Editrice FILEF srl, Via XX Settembre, 49 - 00187 ROMA -Fax 06-4742956 e-mail: filefit@tin.it, indicando nome e cognome, numero di  copie, indirizzo e numero telefonico.


 

Ricerca su Consistenza ed Evoluzione 

delle PMI Italiane in Uruguay e Brasile

 

Premessa al volume

di Rodolfo Ricci

 

Dopo le esperienze di ricerca sulle PMI italiane in Germania e Canada, Francia, Belgio e Gran Bretagna, il presente lavoro ha cercato di indagare caratteristiche e fabbisogni dei piccoli e medi imprenditori di origine italiana emigrati in due paesi a forte presenza di connazionali: Brasile ed Uruguay.

Questo studio non si differenzia, quanto a metodologia, da quelli realizzati negli ultimi 4 anni; e i risultati confermano una situazione già emersa nelle precedenti occasioni, seppure con consistenti differenze riferibili essenzialmente agli specifici contesti storici ed economico-politici che hanno caratterizzato l‘insediamento e lo sviluppo dell‘autoimprenditoria di emigrazione in questa area.

Anche in Brasile ed Uruguay, risulta evidente come i nostri connazionali abbiano realizzato le proprie imprese contando quasi esclusivamente sulle proprie forze, con scarsissimi contributi esterni sia in termini di servizi, sia in termini di finanziamenti o agevolazioni. La base di tutto è sempre costituita dai risparmi realizzati direttamente o in ambito familiare in anni di sacrificio, in grande maggioranza nella posizione di lavoratori dipendenti o comunque di subalterni, oppure come successori di una tradizione familiare che si perpetua negli anni e che attraversa intere epoche storiche: soprattutto nelle imprese di trasformazione di prodotti agro-alimentari, si può ripercorrere il tragitto dei bisnonni, dei nonni, di padri e madri, di figli e nipoti che hanno prima dissodato i terreni, introdotto la varietà di colture e lavorazioni tipiche italiane, commercializzato i prodotti. Paste, ortaggi, frutta, fino ai vini derivati da vitigni rari, oramai quasi scomparsi in Italia e in Europa, ma che resistono nelle zone temperate del sudamerica, come il rosso Tannat, orgoglio dell‘Uruguay e del Rio Grande.

Lungo il corso dei decenni, e ora possiamo dire a cavallo di almeno due secoli, altri italiani in Brasile ed Uruguay hanno sperimentato il lavoro delle fabbriche e dei cantieri e alcuni sono diventati imprenditori edili, meccanici, tessili e dell‘abbigliamento, artigiani, commercianti, trasportatori, fino alle più moderne funzioni di erogatori di servizi di varia natura alle persone o ad altre imprese.

Rispetto a quanto avevamo visto in Europa, il ventaglio dei settori produttivi in cui sono coinvolti gli italiani è molto più ricco, più variamente distribuito, gli imprenditori sembrano mediamente più integrati nelle realtà di accoglimento.

Ciò dipende dalla più antica emigrazione, dal fatto che questi paesi sono costitutivamente paesi di immigrazione e tali si considerano, contrariamente a quanto hanno fatto e sostenuto per anni molti paesi che oggi fanno parte della U.E.

Anche la grandezza delle imprese in termini di occupati è mediamente maggiore rispetto all‘Europa; così come il fatturato, che va comunque rapportato a quello medio degli stessi paesi e non può costituire elemento di confronto se non indiretto, rispetto a quanto abbiamo visto, ad esempio, in Canada o in Germania.

Ma soprattutto è il numero assoluto degli imprenditori italiani che fa davvero effetto: nel Rio Grande do Sul, ad esempio, vien fuori che circa il 40% delle imprese manifatturiere è stata creata o è diretta da italiani ed oriundi, rispetto ad una presenza di circa il 25-30% di originari dall‘Italia su una popolazione totale che ammonta complessivamente a circa 11,5 milioni di abitanti.

In questa fascia costiera che va da San Paolo del Brasile fino a Montevideo, si calcola che vivano oltre 25 milioni di oriundi. Cifre che significano che in ogni ambito, e quindi anche in quello economico, gli italiani sono stati e sono, determinanti per la storia e le sorti future di questi paesi e di queste città.

Indagare le imprese italiane in questa area, equivale quindi, in un certo senso, ad indagare in gran parte, la struttura stessa, le potenzialità, le difficoltà, le aspirazioni di questi paesi.

Dalla ricerca, il cui campione di circa 500 imprenditori è dunque, alla luce di quanto detto, limitato –ma non poteva essere altrimenti per le risorse di cui disponevamo-, emergono tuttavia dati ed elementi interessantissimi:

Questi imprenditori chiedono opportunità di informazioni, di relazioni, di affari, di rapporti con l‘Italia e con le regioni di origine; chiedono sostegno rispetto ad un mercato globalizzato rispetto al quale è per loro molto più difficile che per noi stare al passo, misurarsi con le nuove tecnologie, disporre dei capitali necessari.

Rispetto agli imprenditori in Europa, queste richieste appaiono tuttavia più affievolite, o meglio, appare più affievolito il legame con la madrepatria; strada facendo essi si sentono sempre più brasiliani ed uruguayani, sempre un pò meno italiani.  Avrebbero chiesto probabilmente le stesse cose se l‘interlocutore dell‘indagine fosse stata una istituzione spagnola o portoghese o tedesca. Segno che sono latino americani più che europei e che quando si rapportano a noi si rapportano in un‘ottica che sa poco di italianità e molto di volontà di cooperazione con quell‘area del mondo che si chiama Europa e che per vari, giustificati motivi, appare loro preferibile al Nordamerica.

Abbiamo avuto occasione di incontrarne molti, di questi imprenditori, alle prese con il progressivo declino delle loro creature fondate negli anni dell‘impetuoso sviluppo sudamericano, a cavallo delle due guerre, o subito dopo, fino agli anni ‚60. Soprattutto uruguayani o argentini, che allora disponevano di una grande mercato in crescita come quello brasiliano, e che oggi non riescono a competere – è pressoché impossibile - con quei prodotti che arrivano dall‘India, dalla Cina e dagli altri grandi paesi orientali.

Alla pre-conferenza continentale di Montevideo, poco più di un anno fa, l‘80% degli interventi puntavano l‘accento su questo: se l‘Italia vuole davvero dare un contributo ai suoi connazionali ed oriundi in America Latina, deve sviluppare delle politiche di sostegno e di cooperazione su grande scala, in grado di sostenere in modo integrato, lo sviluppo della piccola impresa – che è un fattore di democrazia -, la crescita culturale e del livello di formazione, la lotta alla marginalità attraverso il sostegno a misure di inclusione sociale.

Il patrimonio, le risorse umane delle giovani generazioni di giovani italiani e oriundi costituiscono  un fattore di grande importanza per il futuro comune dell‘America Latina e dell‘Europa. Le lotte per l‘esproprio del latifondo, la battaglia per la terra, per l‘autosufficienza alimentare e per lo sviluppo del mercato interno in Brasile, trova gli italiani in prima fila dentro grandi movimenti sociali.

Le proteste popolari in Argentina, che hanno portato in piazza milioni di cittadini poveri e della classe media insieme a numerosi piccoli e medi imprenditori, oltre a dimostrare il crollo miserevole delle pratiche ultraliberiste che hanno depredato di volta in volta i grandi e i piccoli paesi di questo continente, indica una prospettiva di sviluppo differente che sappia conciliare i fabbisogni locali con quelli delle dinamiche globali.

Per entrambi gli obiettivi, il contributo che può venire dal nostro paese è importante. Su tali obiettivi è attesa una risposta innanzitutto dai soggetti istituzionali e di governo centrali ma anche, e forse ancora di più,  da quelli regionali, visto che abbiamo inventato i distretti industriali e che viviamo, ora, in uno Stato federale. Ed è, evidentemente, fondamentale la sollecitazione che l‘Italia saprà operare sulla Unione Europea.

Ma sono i privati che possono svolgere un proprio importante ruolo se comprendono di avere di fronte una platea di decine di migliaia di imprese desiderose di stringere rapporti ed accordi, di crescere, di migliorare.

E‘ una grande opportunità di business, ed è parallelamente una grande possibilità di costruire un futuro più roseo per tutti, se si ha la capacità di agire secondo una logica dei tempi medi, senza dover far necessariamente cassa domani.

Anche in questo contesto si potrà misurare quanto siamo, come sistema Italia, moderni e lungimiranti.

 

Rodolfo Ricci

(Coordinatore Nazionale FILEF)

 

 

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