la-lettera-della-mano-morta

di Tonino D’Orazio

Il fascino esoterico della lettera è tornato, anzi non è mai scomparso. La lettera è qualcosa di misterioso perché chiuso, sigillato, segreto, personale. La curiosità malsana porta a tentare di darci una sbirciatina, possibilmente una occhiata. Se non è possibile allora il mistero può durare per decenni ed essere utilizzato a buon fine. Lettera di Fatima. Segreti. La lettera è il fondamento della cultura dei secoli passati, trasportava amore, vita, litigi, rottura, morte. Letteratura.

Permetteva un senso di pudore, di timidezza, di affabulazione. La si poteva anche interpretare e lasciare spazio all’immaginazione. Si chiama così perché composta in modo ordinato dalle lettere dell’alfabeto, a secondo delle lingue, per esprimere sentimenti. La calligrafia permetteva anche di descriverne il fascino e l’intensità. Vi sono ancora le lettere ma d’intenti, prudenti, non definitive, quelle appropriate del mondo dei soldi. Un mondo diffidente che ha scelto anche altre forme di espressione su carta, assegni, carte bollate, atti notarili, e PEC (Posta Elettronica Certificata). Gli ideogrammi si dipingono su carta e poi vengono inseriti in buste. Fino a qualche tempo fa si aspettava con una certa ansia di riceverla, oggi con una certa apprensione poiché ormai contengono solo fatture da pagare o pubblicità per estorcervi i soldi. Altre sono ormai le tecnologie, un po’ più fredde e sintetiche, sulle quali si spalmano le idee e i sentimenti. Ma “la lettera” rimane con il suo fascino. Lascia in attesa. Trichet, prima di andare via, altro fascino testamentario perché non può che essere l’ultima, scrive una lettera a Berlusconi. La stessa con relativa fantasia scritta ai socialisti greci e spagnoli. Berlusconi scrive una lettera al Consiglio dei ministri europei. Suspense. La manda ? Non la manda? Attesa spasmodica. La scenografia mediatica addomesticata può farla durare. Quelli della carta stampata o televisiva aiutano. Cosa ci sarà? Rimane da capire come è scritta, perché il contenuto non ha più nulla di fantasioso o di misterioso. E’ quello della “mano morta”. Cioè di quelli che non hanno mai utilizzato le mani per lavorare. Quelli che vivono di rendita e dello sfruttamento umano. Le grandi larve. Quelli che vivono la notte, ed è per questo che le loro bandiere sono blu, azzurre o verde scuro (altro che il verde dei prati!), lo stesso colore di fondo di quella europea, con qualche stellina dorata (Ah! L’oro!) per far contenti a suo tempo i socialdemocratici ai quali il rosso stava stretto e si poteva confondere come simbolo. Simbolo inequivocabile, non si può sbagliare. Quelle rosse, color sangue, sono degli altri, di quelli che vivono di giorno, e faticano alla luce del sole, rosso sin dall’alba, con le loro mani e i loro sacrifici, e a volte vi muoiono anche, e per questo vi aggiungono, se possibile, un po’ di nero. Quelli che riempiono le piazze democraticamente e che non contano. Non ci si può sbagliare. Quella bianca e oro è del vaticano. Il bianco, innocenza della religione mediatrice, sta in mezzo alle bandiere nazionali occidentali, e l’oro forse un po’ troppo allusivo da che parte sta. In maggioranza sono un’altra specie di mano morta ma consolatrice. A Parigi, l’altro giorno è successo il solito teatrino, una finta. La lettera di Berlusconi era finta perché di “intenti”, i discorsi erano finti, perfino i sorrisi al vetriolo. Eppure hanno dovuto tutti far finta che tutto va per il meglio, sparando denaro che nessuno ha e un futuro inesistente, a loro possibile solo se lo affidano e ce lo compera i compagni cinesi. E’ lo stesso sentimento che deve avere lo strozzino che non sa più fino a quando rientrerà in possesso del suo denaro con gli esorbitanti interessi chiesti e che continua a prestare a degli evidenti insolventi. I politici hanno tentato di dare disposizioni al sistema bancario che ha risposto picche. Come Lorenzo Bini Smaghi, guai a non avere cognomi composti, che ritiene di non dover andare via, che il suo posto non era flessibile ma a tempo indeterminato e che gli accordi e le lettere tra Berlusconi e Sarkozy non hanno nessun valore per i banchieri. Ribadendo così l’autonomia degli strozzini davanti ai preoccupati mediatori, la politica, la democrazia. I politici devono sbrigarsi, tre importanti capi azzurri sono in decadenza in Francia, in Germania e forse in Italia e sentono di essere andati troppo allo scoperto. Quelli che verranno, forse, potrebbero mettere in dubbio le lettere. Non c’è pericolo. La Merkel, che non si fida del piccolo prestigiatore immorale e bugiardo che per uscire dal ricatto della sua immagine internazionale definitivamente perduta (Financial Times: la saga disperata di Berlusconi si avvicina alla farsa) minaccia e pensa di affondare l’euro con tutta l’Europa, si affida a Napolitano che diventa garante, chissà se con lettera riservata e segreta. Il falso debito si paga a tutti i costi agli strozzini, alla “mano morta”, anche con lacrime e sangue popolare. Idem nei sæcula sæculorum. E’ il “bisogna fare di più e presto” che preoccupa. Eppure gli stanno proponendo, con lettera, lo smembramento della nostra Costituzione, di coesione sociale e di diritti, della quale dovrebbe essere garante. Gli stanno dicendo, e lui ripete, che bisogna prendere decisioni rapide e senza ostacoli del Parlamento. La lettera di Berlusconi è quasi golpista perché non discussa con nessuna istituzione. E l’Europa economica mostra solo il proprio reale e definitivo fallimento. Bisogna rottamarla e ricostruirla sulle politiche di coesione sociale (la sua vera storia) questa Europa o dobbiamo morire tutti sul suo fallimento, (hai voglia i vertici straordinari!) cioè per non far fallire le banche tedesche e francesi? La democrazia deve tornare a vincere sulle oligarche bancarie nane e non elette oppure dobbiamo credere nella letterina letale della Bce? O dobbiamo credere nella soluzione democratica greca? Napolitano invece dice una grande novità: “Tutti nella stessa barca”. Magari anche “l’opposizione” che si candida a gestirla quella lettera. Quelli che remano democraticamente con le loro bandiere rosse, le loro vite, quelle dei figli e quelli della “mano morta” che stravivono viziati, strafottenti e protetti sottocoperta, (bella espressione), di notte, nel blu. Mors tua, vitae mea. Non si incontrano mai, e come sempre la barca va. Saranno persino i rematori ad evitare lo scoglio per farli “vivere” e “progredire”? Qui lo scorpione sa che deve lasciar vivere, però sotto minaccia, il rospo che lo trasporta e gli fa attraversare indenne il dolce fiume della sua vita.

 

2011-12-18 21:03:27

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