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È stata presentata lunedì, 9 dicembre, a Sulmona un’indagine UIM sulla nuova emigrazione che ha coinvolto i residenti della Valle Peligna. Dalla ricerca, presentata da Pamela Della Sabina ricercatrice Uiltemp, è emerso che circa il 54% dei soggetti intervistati vorrebbe trasferirsi all’estero; sono in prevalenza uomini (il 62%) la cui fascia d’età varia dai 18 ai 60 anni. Si tratta di giovani disoccupati, precari, esodati e pensionati con figli già residenti all’estero e che, alla domanda “cosa ti aspetti dal Paese ospitante” hanno risposto in prevalenza “più meritocrazia”.

La percezione è quella che negli altri Stati il lavoro venga considerato non come mero strumento di arricchimento economico, ma come ulteriore mezzo per affermare la dignità di un individuo.

Il forte disagio sociale in cui versa il territorio oggetto d’indagine viene tristemente confermato dai dati forniti dal Centro per l’Impiego di Sulmona (che comprende tutto il territorio della Valle Peligna) che conta 11.477 iscritti (rispetto al primo trimestre 2013 c’è stato un incremento di 2 mila iscritti).

Dati su cui non bisogna limitarsi ad una semplice analisi, come ha sottolineato Maurizio Sacchetta, ma che devono rappresentare un punto di partenza per mettere in campo iniziative che coinvolgano il territorio al fine di limitare l’emigrazione forzata.

Quando si parla di fuga, ha dichiarato il vicepresidente dell’Ital Uil, Alberto Sera, che ha moderato i lavori del convegno, si pensa ad una metafora, è invece letteralmente esatto. Secondo l’ultimo rapporto CENSIS, ha aggiunto Sera, nel 2012 gli italiani che hanno trasferito la propria residenza all’estero sono circa 106 mila e nel 54% dei casi i cancellati avevano meno dei di 35 anni.

Nel dibattito è intervenuta anche Claudia Rapposelli, sociologa dell’Università Chieti, che ha approfondito il fenomeno migratorio spiegando come oggi siano venuti a mancare legami fondamentali con la comunità etica sempre più carente di risorse attraverso cui esercitare la propria libertà di autodeterminazione. Se non c’è possibilità di intrecciare legami con la propria comunità, ha detto Rapposelli, lo stesso legame con il territorio verrà vissuto come limite, come vincolo che impedisce lo sviluppo personale.

In questo senso, ha aggiunto Sera, il sindacato può costruirsi come nuova comunità etica entro cui intrecciare legami e ridistribuire risorse, intercettando i bisogni dei lavoratori e attraverso la rete etnica all’estero fornire assistenza ai nostri migranti circa la prima accoglienza.

Il motivo principale che spinge un giovane a lasciare un giovane l’Italia è senza dubbio l’assenza di lavoro e la mancanza di prospettiva di vita.

Una ricerca coordinata dall’Istituto Europeo di Firenze che ha coinvolto diverse Università europee, relativa al fenomeno della “fuga dei cervelli” e condotta su 8.000 intervistati, ha dimostrato che l’Italia è il terzo Paese dell’UE, dopo Spagna e Portogallo con il maggior numero di laureati fuori dai propri confini.

A introdurre questi dati Gabriele Di Mascio, coordinatore UIM. “È normale ed auspicabile che ci sia mobilità tra i Paesi e che, giovani laureati italiani o lavoratori qualificati si trasferiscano all’estero per trovare la migliore opportunità possibile sul mercato. Ciò che non è affatto normale è che l’Italia non riesca ad attirare talenti dall’estero”.

Secondo una recente ricerca dell’Università di Lovonio in Belgio a pesare sulla capacità per un Paese di attirare cervelli dall’estero è il livello di corruzione, calcolato attraverso un indice costituito da legami famigliari, denaro e affiliazione politica.

L’Italia è risultata insieme ad India, Messico e Corea, il Paese con il più alto tasso di corruzione e con un saldo tra emigrazione ed immigrazione qualificata ampiamente negativo, a dispetto degli altri Paesi come Germania, Gran Bretagna e Francia dove il saldo è ampiamente positivo.

“Esistono molteplici iniziative messe in campo dagli enti locali che prendono di petto la questione della nuova emigrazione”, ha aggiunto Di Mascio “Negli ultimi anni la UIM ha voluto premiare queste politiche di eccellenza, assegnando il Premio UIM, originariamente istituito per le politiche regionali a favore dei corregionali all’estero, proprio per favorirne la massima diffusione e conoscenza. Ultima iniziativa ad essere stata premiata è quella messa in campo dalla regione Piemonte che ha istituito uno sportello virtuale per agevolare il rientro ed il reinserimento di chi vuole tornare a casa”.

Bisogna dunque ripartire dal lavoro e spingere la politica nella direzione di riaffermarne dignità e centralità, a sostenerlo Vincenza Giannantonio, assessore alle Politiche del Lavoro del Comune di Sulmona, ma occorre anche rafforzare i servizi di orientamento: “oggi” ha dichiarato Luca Febo, segretario organizzativo Uiltemp, “i giovani hanno solo dati su cui basarsi e in base a quelli compiono le loro scelte. Formare e informare in maniera approfondita questi ragazzi, significa anche metterli in condizione di compiere scelte più consapevoli, non forzate”.

Oggi a prevalere sui giovani, ma anche sugli imprenditori”, ha dichiarato Fabio Spinosa Pingue, presidente Confindustria l’Aquila, nel suo intervento; “è la sofferenza dello strappo, perché ormai emigrare sembra l’unica soluzione possibile. Questo Paese deve mettere lavoratori e imprenditori nelle condizioni di poter seguire regole chiare e semplici e, attraverso il lavoro, dare più valore al fascino della scoperta, si essa dentro o fuori i propri confini nazionali”.

A subire la sofferenza dello strappo in maggior misura sembra essere ancora il sud del Paese, come ha spiegato Roberto Campo, segretario generale Uil Abruzzo: “nel mezzogiorno d’Italia i giovani sono stati spinti a investire in conoscenza, ad iscriversi alle Università con la prospettiva di un futuro lavorativo certo e quasi immediato. Ma la promozione culturale è stata fine a se stessa, non c’è stato infatti nessun riscontro occupazionale, a causa dell’assenza quasi totale di allineamento tra mondo universitario, imprese e territorio. Si è passati così da una prima emigrazione interna, dal sud alle regioni del nord, all’emigrazione all’estero”.

Che l’emigrazione in Italia sia un fenomeno ormai fuori controllo e di cui nessuno conosce la reale portata è ravvisabile nell’incapacità del nostro Paese di limitare i flussi in uscita e di non saper valorizzare neanche coloro i quali decidono di rimanere.

Un complesso di norme, comportamenti e istituzioni dai confini estremamente confusi, descrizione che Niall Ferguson, docente all’Università di Harvard ed editorialista del New York Times, fa della società occidentale e che ben rappresenta le criticità del nostro Paese.

“Pensiamo alle politiche a sostegno delle aree di crisi”, commenta Campo, “per la Valle Peligna ad esempio è stato stanziato un fondo di 16 milioni di euro per il rilancio di quello che viene considerato come l’epicentro del disagio demografico e occupazionale, ma che a causa della scarsa capacità progettuale rischia di non essere sfruttato nel modo più consono”.

La stessa programmazione 2014 – 2020 è stata affidata a tecnici, in grado di fare esclusivamente burocrazia europea e non politica. Quella politica che invece serve al territorio per rilanciare la propria economia interna, per rimettere a sistema Istituzioni, cultura e industria e riallineare domanda e offerta di lavoro.

“Bisogna ripartire dal lavoro”, ha concluso il segretario della Uil Abruzzo, “ed è l’obiettivo che intendiamo raggiungere anche con la manifestazione organizzata dalle tre sigle sindacali,Cgil Cisl e Uil, prevista per il 14 dicembre”.

 

Fonte: Aise.it

2013-12-11 17:20:28

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