12 APRILE 2002: LE CRONACHE DI UN GOLPE

 
2 -Cronaca di un golpe mediatico

 

Di Lali Blanco

Guaicaipuro, Venezuela


      
 

Giovedì 11 (APRILE 2002)

Ore 11: la borghesia si convoca al Parco dell'Est per andare a PDVSA

(Società petrolifera del Venezuela) ore 12: La manifestazione  raggiunge il

PDVSA e da lì decidono di proseguire verso Miraflores (il palazzo del

governo)

ore15: A Miraflores li aspettano gli abitanti di 5 quartieri di Caracas

armati fino ai denti

ore 16: Comincia la violenza. Chavez parla a reti unificate per dire che

sospenderà il segnale (interromperà le trasmissioni) di Radio Caracas e

Venevision (emittenti private). Televen (canale privato) dichiara che questo

intervento è illegale, chiede appoggio alla cittadinanza, e subito dopo

divide lo schermo in due mostrando da una parte Chavez (nel suo discorso a

reti unificate) e nell'altra metà gli scontri presso Miraflores.

Contemporaneamente Televen si connette con il satellite della rete Direct TV

mandando in onda Venevision e Radio Caracas via cavo.

ore 17: Il presidente dell'ordine dei medici e direttore dell'ospedale

Vargas chiede ai chirurghi che si rechino negli ospedali per assistere i

feriti: 9 i morti, 27 i feriti.

ore 18: La Marina si rivolta, dal quartiere generale Tiuna escono 12 carri

armati: 6 vanno verso il porto della Guaira (il porto occidentale di

Caracas) e 6 vanno ad affrontare la squadra dei paracadutisti che è con

Chavez.

ore 19: parte da La Carlota (l'aeroporto militare e commerciale situato

nella parte orientale di Caracas) l'aereo che trasferirà la moglie del

Presidente Chavez verso Barquisimeto, la residenza della sua famiglia d'

origine

ore 20: Chavez aveva preparato un elicottero nel quartiere generale Tiuna

perché lo portasse verso la Carlota dove si dice ci fosse un piccolo aereo

con il quale sarebbe potuto partire per Cuba

ore 21: l'esercito con due carriarmati nella pista di atterraggio di La

Carlota controlla la situazione.

Ore 22: La DIM ( Servizi Segreti) perquisisce l'appartamento del sindaco di

Caracas: Freddy Bernal dove trovano armi per i circoli Bolivariani (comitati

di quartiere)

Ore 23: Venezolana de televison fa uscire tutti i suoi impiegati su autobus

militari per proteggerli Ore 24: Il programma speciale di Televen intervista

Petkoff (dirigente socialista) che dice apertamente che questo è stato un

colpo di stato di destra.

Ore 1: I golpisti sospendono le trasmissioni di Venezolana de television e

tolgono il segnale.

Venerdì 12

Ore 1: l'Alto Comando delle Forze Armate chiede pubblicamente scusa per i

morti civili, portano Chavez al quartiere generale Tiuna chiedendo le sue

dimissioni quelle di tutto il Gabinetto e le dimisssioni del VicePresidente

Ore 9: Napoleon Bravo e Marta Colomina (giornalisti di Televen) si prestano

a un gioco sporco che consiste nella lettura di un improbabile comunicato in

cui Chavez darebbe le sue dimissioni, quelle del vice presidente e dei

ministri. Non mostrano alcuna prova davanti alle telecamere.

Ore 10: anche la BBC dice che questi giornalisti non hanno mostrato alcun

documento che prova le dimissioni

Ore 11. Appare in Televen Carmona Stanga che annuncia  la composizione del

gabinetto

Ore 12: Messa negli uffici della Società petrolifera del Venezuela ( PDVSA)

per i "martiri della democrazia"

Ore 13: Tarek William Saab, avvocato di diritto internazionale, deputato del

parlamento del governo Chavez e responsabile dei rapporti internazionali

dell'assemblea legislativa, viene prelevato da casa e portato via in manette

in un furgone della polizia. La folla borghese gli sputa addosso dandogli

dell'assassino.

Ore 14: Annunciano che Carmona Stanga assumerà la Presidenza alle ore 16. Il

divo si presenta alle 17.30 per il suo orrendo giuramento nel corso del

quale dichiara sciolta l'assemblea legislativa e sospesi tutti i poteri e

promette un emendamento alla vigente costituzione. Ortega ( presidente del

sindacato dei lavoratori venezuelani - CTV- che aveva indetto la

manifestazione ) non è presente alla presentazione del nuovo governo.

Ore 17: dopo le dimissioni e il fermo di Chavez, Pedro Carmona Estanga

presidente di Fedecameras (Associazione degli industriali) assume in via

transitoria la carica di presidente C'era una volta Chavez. Oggi la gente

povera è triste.

Ore 18: El Valle, Catia, Antimano, 23 de Enero, quartiere Kennedy, Macarao,

Carapita, tutto Petare e Campo Rico scendono in massa verso Miraflores Ore

19: Radio Perola ("radio pentola", emittente amatoriale di quartiere) si

connette con Radio Nacional (una delle tre principali emittenti pubbliche) e

annuncia che CHAVEZ NO HA RENUNCIADO, e che è sotto sequestro sull'isola di

Orchila (a nord di Caracas, nei Caraibi)

Ore 20: Catia TV (Radio TV comunitaria amatoriale del quartiere Catia) si

connette con TeleCentro (canale della rete pubblica regionale, regione di

Barquisimeto) e trasmette un comunicato di Maria Isabel Chavez che dichiara

che dopo che il Presidente è stato prelevato dalla sede del governo a

Miraflores le ha fatto arrivare un fax dicendo che non aveva dato le

dimissioni e che era stato un colpo di stato.

Attraverso la Rete colombiana Caracol, il segnale passa sulla rete

satellitare di CNN in lingua spagnola da Miami. Una giornalista peruviana

della CNN chiede a Carmona dove si trova Chavez, Carmona non risponde e dice

che presto sarà mandato a Cuba.

La gente assale Radio Caracas, Televen, GloboVision e Venevision, chiedono

che si dica che cosa sta accadendo altrimenti minacciano di distruggere gli

impianti. Due tecnici di RadioCaracas portati da due motociclisti si recano

a riconnettere Venezolana de television (senza il permesso della stessa

rete)

Arrivano in massa gli abitanti del quartiere Los Ruices per proteggere gli

impianti, le trasmissioni riprendono e una pasticceria porta caffè e paste

ai giornalisti.

Ore 23: la ministra del lavoro rivela il numero del volo con cui intendevano

portare il presidente fuori dal paese. La gente si reca all'aeroporto della

Carlota e circonda i carriarmati sulla pista di atterraggio.

Ore 24: Il corpo dei paracadutisti scende nel quartiere generale di Tiuna e

chiede all'alto comando dell'aviazione di rilasciare il presidente.

Sabato 13

Ore 1: Escono due aerei caccia verso la Orchila.

Ore 2: Annunciano a Venezolana de Television l'arrivo del presidente per le

quattro del mattino al palazzo del governo di  Miraflores Ore 4.30:

Miraflores: veglia di  circa 600.000 persone I canali privati trasmettono

telenovelas e cartoni animati

Ore 5: Il vicepresidente Cabello assume la presidenza ad interim in nome di

Hugo Chavez

Ore 5.30: Atterra l'elicottero con il presidente Chavez. La gente è contenta

Chavez fa il suo primo discorso Questa mattina non uscirà nessun giornale

fino alle tredici.

 

 
 

CARACAS, 12 APRILE 2002  

Venezuela é a una svolta. Hugo Chávez, il tenente colonnello che nel 1992 aveva cercato di prendere il potere con la forza e nel 1998 era stato eletto Presidente con una schiacciante maggioranza di voti, ha dato le dimissioni mettendo fine ad uno dei periodi piú difficili della storia del paese. Un governo di transizione, capeggiato dal Presidente della Confindustria locale, Pedro Carmona Estanga, preparerá al piú presto nuove elezioni.
La frattura all’interno della societá venezuelana, propiziata dalla politica populista e demagogica del Capo di Stato, é arrivata al suo apogeo quando Carlos Ortega, presidente della CTV (Confederación de los Trabajadores de Venezuela) il sindacato piú grande del paese e Pedro Carmona Estanga di Fedecámaras, la Confindustria locale, dopo 48 ore di sciopero hanno deciso di prolungarlo ad oltranza. Detonatore del malcontento sfociato in scioperi, serrate e manifestazioni era stata, nei giorni scorsi, la decisione del presidente Hugo Chávez di imporre cambi ai vertici dell’industria petrolifera nazionale PDVSA (Petróleos de Venezuela). Nomine che rispondevano a interessi politici senza tener conto di meriti o esperienza e contro le quali hanno fatto muro dirigenti e operai dell’industria petrolifera, la seconda in importanza nel mondo, dalla quale dipende l’80 per cento dell’economia del paese.
Situazione delicata che creava preoccupazione in tutto il mondo considerando che il Venezuela é il quarto esportatore di greggio. Settimane di tensione erano sfociate nel licenziamento, annunciato dal Presidente della Repubblica, durante una trasmissione a reti unificate, di vari dirigenti. La risposta non si é fatta attendere. CTV e Fedecámaras, hanno decretato sciopero e serrata in solidarietá con i lavoratori di PDVSA. Tantissime persone sono scese in piazza durante i primi due giorni in un clima che diventava sempre piú teso. Nella mattinata del terzo giorno in migliaia hanno partecipato ad una delle piú grandi manifestazioni che ricorda il paese. Manifestazione composta da persone di tutte le etá. La decisione di camminare fino alle porte del palazzo presidenziale per chiedere la rinuncia del Capo di Stato, presa all’ultimo minuto, dai dirigenti di Sindacato e Confindustria, é stata accolta con entusiasmo. La reazione, tra i sostenitori del Presidente, convocati da ministri e altre persone del governo, non si é lasciata attendere. Un cordone umano si é riunito davanti al palazzo di Miraflores disposto a difendere Hugo Chávez.
Nel momento dello scontro tra le due fazioni, divise da una fila di militari, il Capo di Stato, ha occupato gli spazi televisivi con una trasmissione a reti unificate, con il chiaro proposito di evitare l’andata in onda delle immagini della violenza. Con fare paternalistico, accusando un piccolo gruppo di corrotti di mentire al paese, cercando di togliere forza alla manifestazione, spiegava che la sua tolleranza era stata eccessiva. E intanto francotiratori appostati tra i suoi sostenitori, sparavano sui manifestanti che, fino a quel momento, erano avanzati in un clima di allegria e serenitá. Macchiando di sangue le strade della capitale. Il saldo: quindici morti, tra cui un fotografo del quotidiano 2001 e piú di cento feriti, tra cui altri colleghi di vari mezzi di comunicazione. Mentre si sparava sulla folla inerme Chávez portava avanti un discorso segnato da populismo autoritario senza risparmiare i consueti insulti ai mezzi di comunicazione. Insulti ai quali dopo poco seguiva l’azione. Le varie emittenti televisive venivano occupate da militari e le trasmissioni oscurate. Misura parzialmente elusa grazie alla collaborazione di alcune televisioni satellitari.
Le immagini di morti e feriti, che nonostante il tentativo di repressione, erano riuscite a superare il black out, hanno contribuito allo sgretolamento del potere di Hugo Chávez. Gruppi di generali e militari si sono succeduti in una serie di dichiarazioni per dissociarsi dal Capo di Stato. Alcuni chiedevano scusa per non aver potuto evitare i morti, altri spiegavano “Non possiamo accettare un tiranno alla Presidenza della Repubblica”.
Voci di movimenti nell’aereoporto militare di Caracas La Carlota hanno fatto confluire un gran numero di persone decise ad evitare una possibile fuga di Chávez ormai soprannominato l’assassino. Intanto due aerei di Cubana de Aviación, la linea aerea cubana, atterravano nell’aereoporto internazionale di Maiquetía molto probabilmente per offrire una possibile fuga a chi, lo ricordiamo, durante i tre anni di governo ha rifornito di petrolio a basso costo l’isola di Fidel sciogliendo l’embargo americano. Amicizia sventolata in piú occasioni. In realtá Chávez non ha mai fatto il passo da tenente colonnello golpista a Capo di Stato. Il suo sogno era quello della folla acclamante della Sierra Maestra cubana. Né, a farlo riflettere, sono servite le stesse dichiarazioni di Fidel Castro, durante la prima visita in Venezuela. Di fronte a una platea di studenti, nell’Universitá Centrale del Venezuela, il leader cubano disse che sarebbe stato un errore storico voler fare in Venezuela, alle soglie del 2000, ció che Cuba aveva fatto negli anni ’50. La retorica di Hugo Chávez ha trovato ben poco seguito nei fatti. Dopo i primi due anni trascorsi tra una campagna elettorale e l’altra, ha dimostrato di non essere capace di dare seguito a nessuna delle sue promesse di giustizia sociale e prosperitá. La povertá é aumentata e la corruzione anche. Ha invece creato un crescente clima di tensione additando come nemici e responsabili delle sue promesse mancate, i mezzi di comunicazione, la classe media, la classe imprenditrice e quella operaia organizzata nel sindacato CTV. Un sindacato che avrebbe voluto distruggere e sostituire con altro asservito alla sua causa. A tal proposito ha convocato, per la prima volta, elezioni di base per eleggerne il presidente. Ma il clima cominciava a cambiare. Nonostante la pressante campagna per portare avanti il suo candidato Aristobulo Istúriz, poi nominato Ministro, i sondaggi davano come favorito quello dell’opposizione Carlos Ortega. Bande di provocatori hanno disperatamente cercato, durante le elezioni, di impedirne lo svolgimento. Risultato: solo il 51 per cento dei seggi sono stati scrutinati. In questo 51 per cento Carlos Ortega risultava vincitore per ampia maggioranza. L’elezione non sará mai riconosciuta dal governo. Si, dai lavoratori. Carlos Ortega e Pedro Carmona Estanga, presidente di Fedecámaras, si uniscono in un un’unica protesta. Il 10 dicembre del 2001 il paese si paralizza in seguito a uno sciopero e serrata decisi congiuntamente. Alleanza che aveva precedenti solo nel 1958, quando l’intera societá venezuelana si uní per scacciare dal potere il dittatore Pérez Jiménez. Intanto, di fronte alla crescente violenza verbale di Hugo Chávez e soprattutto alla scissione tra parole e fatti che portavano il paese verso una paralisisi economica, la societá ha iniziato ad organizzarsi spontaneamente. Creando un muro compatto e sempre piú solido contro il Capo di Stato. All’inizio dell’anno CTV, Fedecámaras e Chiesa preparano un documento programmatico per far uscire il paese dal pantano in cui ormai agonizzava. Il Capo di Stato non ha mai voluto prenderlo in considerazione. E ha risposto infiammando la popolazione piú povera verso la quale ha portato avanti una politica assistenzialista e populista. Facendo crescere da un lato la disoccupazione e dall’altro l’economia sommersa. Mentre, propiziava, parallelamente, il sorgere di comitati di quartiere armati e addestrati pronti a schierarsi al suo fianco in caso di guerra civile.
Chávez ha cercato partners anche tra la guerriglia colombiana, connivenza piú volte denunciata dalla rivista di García Márquez, Cambio 16 e da un gruppo di giornaliste venezuelane. Allo stesso tempo, é ancora avvolto nel mistero l’aiuto dato dal suo governo a Montesinos, che durante mesi é rimasto nascosto in Venezuela.
Vittima della sua stessa prepotenza e cecitá politica, della violenza scatenata senza misurarne le conseguenze, Hugo Chávez ha trovato di fronte a sé il fiume umano di una societá organizzata decisa ad andare avanti fino alle estreme conseguenze.
Sciopero e serrata, decretati nuovamente lo scorso martedi 9 aprile, nelle prime 24 ore, hanno paralizzato il paese. Al giorno seguente, nonostante la pioggia, la folla non ha abbandonato la strada. Con acclamazioni di giubilo ha aderito allo sciopero a oltranza. Fin dalle prime ore del mattino del terzo giorno la folla é scesa nuovamente in piazza, sempre piú numerosa. Un vero fiume umano che ha aderito con entusiasmo alla decisione di marciare verso il Palazzo presidenziale per chiedere la rinuncia del Capo di Stato. Sembrava una festa. Ma é finita in tragedia. Cecchini li stavano aspettando. I colpi andavano diretti alla testa o al cuore.
Le immagini di operatori, spesso bersaglio privilegiato degli assassini, non lasciano adito a dubbi. E i militari hanno abbandonato il Presidente unendosi alla protesta civile per appoggiarla, non per propiziare un colpo di stato, come, in qualche momento, si é temuto.
Messo alle strette, il Capo di Stato, dopo aver indossato la divisa dell’Esercito, che gli stessi militari gli hanno immediatamente imposto di togliere, ha cercato di trattare la sua fuga dal paese. Inutilmente. Militari e civili, compatti, ne esigevano l’arresto. Solo alla moglie Marisabel che giá da qualche mese si era allontanata da lui e ai suoi figli é stato permesso di partire per raggiungere Barquisimeto, cittá venezuelana dello Stato Apure, dove risiede la famiglia di lei. Ora Hugo Chávez é rinchiuso nella caserma di Fuerte Tiuna in attesa di essere trasferito in un carcere. Sará giudicato per le morti causate dalle bande del suo governo.
Nella notte, quando é stato reso ufficiale il suo arresto la popolazione é esplosa in manifestazioni di giubilo. Nel frattempo incominciava la confisca di armi nei “Circoli bolivariani” della capitale. Il Ministro della Difesa José Vicente Rangel, una delle persone maggiormente legate al Presidente, si é rifugiato presso l’ambasciata cilena mentre non si conosce il luogo dove é nascosto il figlio, sindaco del Municipio Sucre della capitale. Tra i fedelissimi di Hugo Chávez c’era un figlio di italiani, il Ministro di Pianificazione Jorge Giordani, ex professore universitario, uomo incorruttibile, forse l’unico che ha veramente creduto nel sogno di un paese piú giusto. Per ora non si conosce quale sará la sua sorte.
Il Venezuela esce da uno dei periodi piú difficili della sua storia. Il futuro é tutto da costruire. Su basi democratiche, peró. Perché le sue strutture democratiche hanno dimostrato di essere piú forti di quello che era possibile supporre. E la sua popolazione, considerata in passato politicamente apatica, ha sorpreso per la capacitá di lotta e coscienza sociale. Chi domani prenderá le redini del paese dovrá tenere conto di questa nuova realtá.

 


 

VENEZUELA – UN FATTO PASSATO INOSSERVATO CHE IN ALTRI TEMPI

AVREBBE MOBILITATO STAMPA E CORTEI IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

di E. Galoppini

Hugo CHAVEZ è rientrato dopo 48 ore nel suo palazzo presidenziale.

Fallisce il golpe in Venezuela e Chavez riprende il comando lanciando subito un'appello all'unità. Una vera e propria sollevazione popolare ha riportato il presidente istituzionale a palazzo Miraflores.

Chavez pu? piacere o non piacere, ma è il Presidente regolarmente eletto di uno dei tanti Stati Sudamericani continuamente in bilico tra scorciatoie golpiste ed elezioni regolari.

Sicuramente voleva fare le riforme e da vero nazionalista, in senso buono, aveva a cuore gli interessi del suo Paese e del suo Popolo più che quelli delle multinazionali americane del petrolio associate alla Confindustria Venezuelana.

Quale è stato il primo atto del "golpista" Pedro Carmona, Presidente della principale organizzazione padronale del Venezuela?: abolire tutte le riforme di Chavez (fra cui la riforma agraria che prevede la redistribuzione delle terre ai piccoli agricoltori ed ai contadini (oggi sono in mano a pochi latifondisti) ed immediatamente aumentare del 15 % l’esportazione di petrolio verso gli Stati Uniti, penalizzati dalla congiuntura derivante dal blocco unilaterale irakeno e dall’indifferenza dei Paesi Arabi verso un aumento di produzione richiesto dagli USA.

Fatto curioso rispetto al passato che merita una riflessione: normalmente i golpe militari portavano al potere un militare o una giunta militare; ora al potere ci va direttamente chi li manda: cioè i detentori del potere economico-finanziario con i loro rappresentanti in giacca e cravatta.

In America Latina, si sa, ne abbiamo viste di tutti i colori ai tempi dell’Amerika Imperante: dal Cile all’Argentina, dalla Bolivia all’Honduras, al Guatemala, al Nicaragua, al Salvador, etc..: l’alibi dei Kissinger e delle Thatcher era di impedire che al potere ci andassero i comunisti e di conseguenza i sovietici. Ora qual è l’alibi?: perché impedire che al potere ci vadano e rimangano rappresentanti del popolo democraticamente eletti ? Il Perù è appena uscito da una "dittatura mascherata", anche se i suoi guai non sono finiti dato che non ha petrolio. Sembra evidente che la "politica della sovranità limitata" sia in piena espansione e volontà di applicazione. Questa politica che si realizza con la forza del ricatto economico-finanziario o delle armi quando questo non basta, abbisogna di collaboratori e gendarmi dislocati in ogni zona strategica del mondo, soprattutto dove ci sono riserve energetiche come il petrolio. E qui il discorso si fa lungo e complesso.

Facciamo un esempio a caso: nel Medio Oriente, tra il Mediterraneo Orientale ed il Golfo Persico, dato che non c’è più lo scià di Persia e che la Turchia ha un raggio limitato e non è del tutto affidabile, chi è il miglior gendarme? La migliore Arma destabilizzatrice di pericolose coalizioni capaci di rompere la sovranità limitata di ciascuno? Qual è la Potenza Nucleare capace di tenere a bada Stati e Popolazioni più vasti e numerose?…Credo sia intuibile, ma parliamo di Venezuela.

Il golpe in Venezuela (che fortunatamente possiamo ora definire "tentato golpe") è stato tranquillamente assorbito dai politici, da tutte le televisioni ed i giornali italiani come un fatto di ordinaria amministrazione, ai margini delle notizie di cronaca: definendo Chavez populista e poco altro. Nessuno si è ricordato che nel pieno della campagna di riforme promossa da Chavez, il Venezuela ha sub?to delle gravi catastrofi naturali che hanno impiegato immense risorse oltre che perdite di vite umane. Che fare riforme in America Latina non è facile e non tutto pu? filare liscio, che si pu? sbagliare, ma che è importante cominciare a farle democraticamente.

E bastato far vedere alla televisione la faccia del golpista Pedro Carmona, rassicurante per tutti in quanto Presidente della Confindustria, definito nuovo Presidente e mai golpista, che tutto è sembrato nella norma: d’altronde, anche da noi quanto ci manca che il Presidente della Confindustria sia Presidente del Consiglio o Capo dello Stato? Nessuno si è posto il problema che il Signor Chavez era stato eletto Presidente, mentre Pedro Carmona era l’espressione di un colpo di stato. L’Italia è indifferente alla democrazia ? I medias ed i politici non distinguono più la differenza tra libere elezioni e colpi di stato? Anche in un Paese con tanti Italiani?

A parte l’apatia ed il basso livello della politica e dell’informazione italiana, credo vi sia anche un altro motivo, che fa s? non vi siano più prese di posizione libere o autonome, di fronte ai fatti del mondo.

Il motivo vero è che ogni avvenimento viene valutato in base alla conformità ed al gradimento da parte dell’Impero, cercando a volte per eccesso di servilismo, di interpretarne al peggio le volontà.

Nel caso Venezuela si è pensato che il golpe fosse gradito agli USA, come è stato detto chiaramente in TV. Quindi se il golpe è gradito agli USA va bene o, comunque, non si pu? criticare. Ecco perché i più in Italia, in gran parte posizionati verso il basso nella piramide dei servi , non hanno preso posizione o hanno benedetto i golpisti in doppio petto, Pedro Carmona & Soci.

La libertà poggia principalmente sulla capacità di ciascun Popolo di mobilitarsi per conservarla e difenderla, augurandoci che nel contempo, oltre a quella poca solidarietà internazionale rimasta, anche negli USA gli Americani democratici e di buon senso, impediscano agli "AmeriKani" di dominare il mondo.

Onore e merito al Popolo Venezuelano che, messo alla prova, ha saputo difendere democrazia e libertà.

www.arabcomint.com

 


Notizie dal Venezuela (aprile 2002)

Giacomo e Federica sono in Venezuela da due anni e mezzo; lavorano nei barrios di Ciudad Guayana, tra il pueblo, possono permettersi di avere una visione ravvicinata di quello che succede. Quello che loro raccontano non è esattamente quello che è passato in televisione oggi, credo sia esemplare.
Quante altre volte le notizie che arrivano a noi sono così manipolate?

Carissimi amici, rispondiamo con una lettera circolare a quanti ci hanno scritto e telefonato
in queste ore.
Vi preghiamo di diffondere questo messaggio a tutti gli amici, anche a quelli che non hanno un indirizzo di posta elettronica. Per prima cosa vorremmo dirvi di stare tranquilli per noi: qui in cittá non é successo quasi niente, gli scontri sono solo a Caracas, la capitale.
Come quasi tutti voi sapranno questa notte c'è stato infatti un colpo di Stato ed é caduto il
governo del Presidente Hugo Chávez.
Un governo legittimo che é passato per 6 processi elettorali in meno di tre anni e non ha mai
ottenuto meno del 60% dei consensi. Un governo che ha fatto sí molti errori, ma che consideriamo solo errori di forma, non di principio.
Un governo che al clamore delle folle che esigevano mano dura, ha sempre risposto no (sará forse stato questo il suo piú grande errore?).
Un governo decisamente sbilanciato verso la promozione della partecipazione popolare.
Un governo che ha fermato il processo di privatizzazione delle principali imprese statali contrarrestando cosí gli effetti della globalizzazione ed é stato accusato dai media di portare il paese verso una situazione simile a quella argentina (ci domandiamo com'é possibile, visto che Chávez stava facendo quasi l'esatto contrario di quanto fatto da De La Rua).
Un governo che come primo passo ha deciso di promuovere un'Assemblea Costituente che in seguito ha promulgato una nuova Costituzione, fra le piú avanzate al mondo per quanto riguarda i diritti umani.
Un governo che ha lavorato e che ha riconosciuto senza vergogna la situazione di estrema povertá vissuta dall'80% della popolazione.
Un governo che nei discorsi ufficiali ha sempre invitato alla calma, al dialogo ed alla pace,
aggiungendo un solo piccolo particolare: "Dove non c'è giustizia non c'é pace!"
Tutte queste cose sui mezzi di comunicazione italiani non si diranno.
Come non si dirá che cosa sia successo davvero l'11 aprile a Caracas.
Certo si é a conoscenza del numero di morti e feriti, ma chi li ha causati?
Dalle informazioni raccolte si sa solo che la marcia organizzata da chi voleva la rinuncia di
Chávez si é spinta fino al palazzo del Governo, che era difeso oltre che dall'esercito, dalla
gente che stava appoggiando il Presidente. Ci sono molte testimonianze che indicano che i franchi tiratori che hanno sparato sulla folla erano poliziotti in borghese della Polizia Metropolitana (un corpo che obbedisce al Sindaco Alfredo Peña, avversario di Chávez).
Ma tutto questo non é dimostrabile perché ora, visto che le forze "democratiche" che hanno
incitato a questa "presa di potere per la salvaguardia della democrazia e della libertá di
espressione", hanno il controllo di tutte le televisioni private e uno dei primi provvedimenti
presi ieri sera é stato quello di oscurare il canale di stato (fino ad allora unica fonte
alternativa di informazione).
Per favore, vi preghiamo di non credere che questo colpo di stato sia a favore della libertá
e della democrazia. Il governo caduto era stato eletto democraticamente dalla gran maggioranza della popolazione. Chi lo ha abbattuto ha potuto farlo perché contava su forti
finanziamenti, anche dall'estero, sull'appoggio dei grandi imprenditori venezuelani e sul
controllo totale dei mezzi di comunicazione.
In tre anni di governo "rivoluzionario" non vi è stato nessun arresto politico.
Oggi, a meno di dodici ore dal colpo di stato, in una situazione inconstituzionale e senza un
documento di rinuncia da parte del presidente Chávez, si sono effettuati una serie innumerevole di arresti a persone ASSOLUTAMENTE INNOCENTI, ree solo di appartenere ad un governo che cercava un cambiamento nella gestione del potere politico ed economico in Venezuela.
Susana, una delle donne con cui lavoriamo nel barrio ci ha telefonato stamattina presto
dicendo: "Siamo in lutto: ormai é finita ogni speranza per i poveri", questo é il clima che si
respira, qui nei quartieri marginali, mentre a Puerto Ordaz, la zona ricca della cittá, si sta
festeggiando.
Domani 35 donne del nostro gruppo di Altamira avrebbero dovuto consegnare i progetti per
altrettante microimprese di produzione per ottenere un piccolo credito dal Banco de la Mujer
(la "banca della donna", uno dei tanti programmi del governo volto a dare un appoggio concreto alle iniziative di autosviluppo). Era per noi una bella esperienza in cui le persone hanno imparato a scrivere i loro piccoli progetti, senza per forza chiedere soldi a noi italiani.
Ormai non c'è piú nessun Banco de la Mujer.
Hermelinda, una delle collaboratrici dello SVI, ci ha invitato ad andare a fare una visita casa per casa a tutte le donne del gruppo, perché non perdano la speranza. Ci ha invitato a organizzare un corso o una qualsiasi attivitá per far sí che la gente non si perda d'animo.
Abbiamo camminato, abbiamo incontrato persone che piangevano altre che pregavano. La gente non riesce a capire: "Era il nostro Presidente, noi abbiamo votato per lui".
Rosa, un'altra delle donne con cui lavoriamo, ha dichiarato: "adesso verrá la repressione, poi tornerá la corruzione piú forte di prima, noi cosa volete che facciamo? Continuiamo a lavorare per la comunitá".
Abbiamo solo pochi giorni per poter almeno parlare di tutto questo con le persone che non sono cadute nella trappola della propaganda. La gente di cui meno ci si puó fidare sono purtroppo molti membri attivi della Chiesa e se oggi le ricerche sono orientate ai circoli bolivariani ed alle persone con cariche politiche strategiche che non si siano giá giocate come voltagabbana, piú in lá potranno presentarsi controlli ramificati fino alle organizzazioni popolari in genere.

Giacomo Signoroni e Federica Nassini
SVI - Servizio Volontario Internazionale
Volontari in servizio a Ciudad Guayana - Venezuela
12/04/02