2 -Cronaca di un golpe mediatico
Di Lali Blanco
Guaicaipuro, Venezuela
Ore 11: la borghesia si convoca al Parco dell'Est per andare a PDVSA
(Società petrolifera del Venezuela) ore 12: La manifestazione raggiunge il
PDVSA e da lì decidono di proseguire verso Miraflores (il palazzo del
ore15: A Miraflores li aspettano gli abitanti di 5 quartieri di Caracas
ore 16: Comincia la violenza. Chavez parla a reti unificate per dire che
sospenderà il segnale (interromperà le trasmissioni) di Radio Caracas e
Venevision (emittenti private). Televen (canale privato) dichiara che questo
intervento è illegale, chiede appoggio alla cittadinanza, e subito dopo
divide lo schermo in due mostrando da una parte Chavez (nel suo discorso a
reti unificate) e nell'altra metà gli scontri presso Miraflores.
Contemporaneamente Televen si connette con il satellite della rete Direct TV
mandando in onda Venevision e Radio Caracas via cavo.
ore 17: Il presidente dell'ordine dei medici e direttore dell'ospedale
Vargas chiede ai chirurghi che si rechino negli ospedali per assistere i
feriti: 9 i morti, 27 i feriti.
ore 18: La Marina si rivolta, dal quartiere generale Tiuna escono 12 carri
armati: 6 vanno verso il porto della Guaira (il porto occidentale di
Caracas) e 6 vanno ad affrontare la squadra dei paracadutisti che è con
ore 19: parte da La Carlota (l'aeroporto militare e commerciale situato
nella parte orientale di Caracas) l'aereo che trasferirà la moglie del
Presidente Chavez verso Barquisimeto, la residenza della sua famiglia d'
ore 20: Chavez aveva preparato un elicottero nel quartiere generale Tiuna
perché lo portasse verso la Carlota dove si dice ci fosse un piccolo aereo
con il quale sarebbe potuto partire per Cuba
ore 21: l'esercito con due carriarmati nella pista di atterraggio di La
Carlota controlla la situazione.
Ore 22: La DIM ( Servizi Segreti) perquisisce l'appartamento del sindaco di
Caracas: Freddy Bernal dove trovano armi per i circoli Bolivariani (comitati
Ore 23: Venezolana de televison fa uscire tutti i suoi impiegati su autobus
militari per proteggerli Ore 24: Il programma speciale di Televen intervista
Petkoff (dirigente socialista) che dice apertamente che questo è stato un
colpo di stato di destra.
Ore 1: I golpisti sospendono le trasmissioni di Venezolana de television e
Ore 1: l'Alto Comando delle Forze Armate chiede pubblicamente scusa per i
morti civili, portano Chavez al quartiere generale Tiuna chiedendo le sue
dimissioni quelle di tutto il Gabinetto e le dimisssioni del VicePresidente
Ore 9: Napoleon Bravo e Marta Colomina (giornalisti di Televen) si prestano
a un gioco sporco che consiste nella lettura di un improbabile comunicato in
cui Chavez darebbe le sue dimissioni, quelle del vice presidente e dei
ministri. Non mostrano alcuna prova davanti alle telecamere.
Ore 10: anche la BBC dice che questi giornalisti non hanno mostrato alcun
documento che prova le dimissioni
Ore 11. Appare in Televen Carmona Stanga che annuncia la composizione del
Ore 12: Messa negli uffici della Società petrolifera del Venezuela ( PDVSA)
per i "martiri della democrazia"
Ore 13: Tarek William Saab, avvocato di diritto internazionale, deputato del
parlamento del governo Chavez e responsabile dei rapporti internazionali
dell'assemblea legislativa, viene prelevato da casa e portato via in manette
in un furgone della polizia. La folla borghese gli sputa addosso dandogli
Ore 14: Annunciano che Carmona Stanga assumerà la Presidenza alle ore 16. Il
divo si presenta alle 17.30 per il suo orrendo giuramento nel corso del
quale dichiara sciolta l'assemblea legislativa e sospesi tutti i poteri e
promette un emendamento alla vigente costituzione. Ortega ( presidente del
sindacato dei lavoratori venezuelani - CTV- che aveva indetto la
manifestazione ) non è presente alla presentazione del nuovo governo.
Ore 17: dopo le dimissioni e il fermo di Chavez, Pedro Carmona Estanga
presidente di Fedecameras (Associazione degli industriali) assume in via
transitoria la carica di presidente C'era una volta Chavez. Oggi la gente
Ore 18: El Valle, Catia, Antimano, 23 de Enero, quartiere Kennedy, Macarao,
Carapita, tutto Petare e Campo Rico scendono in massa verso Miraflores Ore
19: Radio Perola ("radio pentola", emittente amatoriale di quartiere) si
connette con Radio Nacional (una delle tre principali emittenti pubbliche) e
annuncia che CHAVEZ NO HA RENUNCIADO, e che è sotto sequestro sull'isola di
Orchila (a nord di Caracas, nei Caraibi)
Ore 20: Catia TV (Radio TV comunitaria amatoriale del quartiere Catia) si
connette con TeleCentro (canale della rete pubblica regionale, regione di
Barquisimeto) e trasmette un comunicato di Maria Isabel Chavez che dichiara
che dopo che il Presidente è stato prelevato dalla sede del governo a
Miraflores le ha fatto arrivare un fax dicendo che non aveva dato le
dimissioni e che era stato un colpo di stato.
Attraverso la Rete colombiana Caracol, il segnale passa sulla rete
satellitare di CNN in lingua spagnola da Miami. Una giornalista peruviana
della CNN chiede a Carmona dove si trova Chavez, Carmona non risponde e dice
che presto sarà mandato a Cuba.
La gente assale Radio Caracas, Televen, GloboVision e Venevision, chiedono
che si dica che cosa sta accadendo altrimenti minacciano di distruggere gli
impianti. Due tecnici di RadioCaracas portati da due motociclisti si recano
a riconnettere Venezolana de television (senza il permesso della stessa
Arrivano in massa gli abitanti del quartiere Los Ruices per proteggere gli
impianti, le trasmissioni riprendono e una pasticceria porta caffè e paste
Ore 23: la ministra del lavoro rivela il numero del volo con cui intendevano
portare il presidente fuori dal paese. La gente si reca all'aeroporto della
Carlota e circonda i carriarmati sulla pista di atterraggio.
Ore 24: Il corpo dei paracadutisti scende nel quartiere generale di Tiuna e
chiede all'alto comando dell'aviazione di rilasciare il presidente.
Ore 1: Escono due aerei caccia verso la Orchila.
Ore 2: Annunciano a Venezolana de Television l'arrivo del presidente per le
quattro del mattino al palazzo del governo di Miraflores Ore 4.30:
Miraflores: veglia di circa 600.000 persone I canali privati trasmettono
telenovelas e cartoni animati
Ore 5: Il vicepresidente Cabello assume la presidenza ad interim in nome di
Ore 5.30: Atterra l'elicottero con il presidente Chavez. La gente è contenta
Chavez fa il suo primo discorso Questa mattina non uscirà nessun giornale
CARACAS, 12 APRILE
2002
Venezuela é a una
svolta. Hugo Chávez,
il tenente colonnello che nel 1992 aveva cercato di prendere il potere con
la forza e nel 1998 era stato eletto Presidente con una schiacciante
maggioranza di voti, ha dato le dimissioni mettendo fine ad uno dei
periodi piú difficili della storia del paese. Un governo di transizione,
capeggiato dal Presidente della Confindustria locale, Pedro Carmona
Estanga, preparerá al piú presto nuove elezioni.
La frattura all’interno della societá venezuelana, propiziata dalla
politica populista e demagogica del Capo di Stato, é arrivata al suo
apogeo quando Carlos Ortega, presidente della CTV (Confederación de los
Trabajadores de Venezuela) il sindacato piú grande del paese e Pedro
Carmona Estanga di Fedecámaras, la Confindustria locale, dopo 48 ore di
sciopero hanno deciso di prolungarlo ad oltranza. Detonatore del
malcontento sfociato in scioperi, serrate e manifestazioni era stata, nei
giorni scorsi, la decisione del presidente Hugo Chávez
di imporre cambi ai vertici dell’industria petrolifera nazionale PDVSA (Petróleos
de Venezuela). Nomine che rispondevano a interessi politici senza tener
conto di meriti o esperienza e contro le quali hanno fatto muro dirigenti
e operai dell’industria petrolifera, la seconda in importanza nel mondo,
dalla quale dipende l’80 per cento dell’economia del paese.
Situazione delicata che creava preoccupazione in tutto il mondo
considerando che il Venezuela é il quarto esportatore di greggio.
Settimane di tensione erano sfociate nel licenziamento, annunciato dal
Presidente della Repubblica, durante una trasmissione a reti unificate, di
vari dirigenti. La risposta non si é fatta attendere. CTV e Fedecámaras,
hanno decretato sciopero e serrata in solidarietá con i lavoratori di
PDVSA. Tantissime persone sono scese in piazza durante i primi due giorni
in un clima che diventava sempre piú teso. Nella mattinata del terzo
giorno in migliaia hanno partecipato ad una delle piú grandi
manifestazioni che ricorda il paese. Manifestazione composta da persone di
tutte le etá. La decisione di camminare fino alle porte del palazzo
presidenziale per chiedere la rinuncia del Capo di Stato, presa
all’ultimo minuto, dai dirigenti di Sindacato e Confindustria, é stata
accolta con entusiasmo. La reazione, tra i sostenitori del Presidente,
convocati da ministri e altre persone del governo, non si é lasciata
attendere. Un cordone umano si é riunito davanti al palazzo di Miraflores
disposto a difendere Hugo Chávez.
Nel momento dello scontro tra le due fazioni, divise da una fila di
militari, il Capo di Stato, ha occupato gli spazi televisivi con una
trasmissione a reti unificate, con il chiaro proposito di evitare
l’andata in onda delle immagini della violenza. Con fare paternalistico,
accusando un piccolo gruppo di corrotti di mentire al paese, cercando di
togliere forza alla manifestazione, spiegava che la sua tolleranza era
stata eccessiva. E intanto francotiratori appostati tra i suoi
sostenitori, sparavano sui manifestanti che, fino a quel momento, erano
avanzati in un clima di allegria e serenitá. Macchiando di sangue le
strade della capitale. Il saldo: quindici morti, tra cui un fotografo del
quotidiano 2001 e piú di cento feriti, tra cui altri colleghi di vari
mezzi di comunicazione. Mentre si sparava sulla folla inerme Chávez
portava avanti un discorso segnato da populismo autoritario senza
risparmiare i consueti insulti ai mezzi di comunicazione. Insulti ai quali
dopo poco seguiva l’azione. Le varie emittenti televisive venivano
occupate da militari e le trasmissioni oscurate. Misura parzialmente elusa
grazie alla collaborazione di alcune televisioni satellitari.
Le immagini di morti e feriti, che nonostante il tentativo di repressione,
erano riuscite a superare il black out, hanno contribuito allo
sgretolamento del potere di Hugo Chávez.
Gruppi di generali e militari si sono succeduti in una serie di
dichiarazioni per dissociarsi dal Capo di Stato. Alcuni chiedevano scusa
per non aver potuto evitare i morti, altri spiegavano “Non possiamo
accettare un tiranno alla Presidenza della Repubblica”.
Voci di movimenti nell’aereoporto militare di Caracas La Carlota hanno
fatto confluire un gran numero di persone decise ad evitare una possibile
fuga di Chávez
ormai soprannominato l’assassino. Intanto due aerei di Cubana de
Aviación, la linea aerea cubana, atterravano nell’aereoporto
internazionale di Maiquetía molto probabilmente per offrire una possibile
fuga a chi, lo ricordiamo, durante i tre anni di governo ha rifornito di
petrolio a basso costo l’isola di Fidel sciogliendo l’embargo
americano. Amicizia sventolata in piú occasioni. In realtá Chávez
non ha mai fatto il passo da tenente colonnello golpista a Capo di Stato.
Il suo sogno era quello della folla acclamante della Sierra Maestra
cubana. Né, a farlo riflettere, sono servite le stesse dichiarazioni di
Fidel Castro, durante la prima visita in Venezuela. Di fronte a una platea
di studenti, nell’Universitá Centrale del Venezuela, il leader cubano
disse che sarebbe stato un errore storico voler fare in Venezuela, alle
soglie del 2000, ció che Cuba aveva fatto negli anni ’50. La retorica
di Hugo Chávez
ha trovato ben poco seguito nei fatti. Dopo i primi due anni trascorsi tra
una campagna elettorale e l’altra, ha dimostrato di non essere capace di
dare seguito a nessuna delle sue promesse di giustizia sociale e
prosperitá. La povertá é aumentata e la corruzione anche. Ha invece
creato un crescente clima di tensione additando come nemici e responsabili
delle sue promesse mancate, i mezzi di comunicazione, la classe media, la
classe imprenditrice e quella operaia organizzata nel sindacato CTV. Un
sindacato che avrebbe voluto distruggere e sostituire con altro asservito
alla sua causa. A tal proposito ha convocato, per la prima volta, elezioni
di base per eleggerne il presidente. Ma il clima cominciava a cambiare.
Nonostante la pressante campagna per portare avanti il suo candidato
Aristobulo Istúriz, poi nominato Ministro, i sondaggi davano come
favorito quello dell’opposizione Carlos Ortega. Bande di provocatori
hanno disperatamente cercato, durante le elezioni, di impedirne lo
svolgimento. Risultato: solo il 51 per cento dei seggi sono stati
scrutinati. In questo 51 per cento Carlos Ortega risultava vincitore per
ampia maggioranza. L’elezione non sará mai riconosciuta dal governo.
Si, dai lavoratori. Carlos Ortega e Pedro Carmona Estanga, presidente di
Fedecámaras, si uniscono in un un’unica protesta. Il 10 dicembre del
2001 il paese si paralizza in seguito a uno sciopero e serrata decisi
congiuntamente. Alleanza che aveva precedenti solo nel 1958, quando
l’intera societá venezuelana si uní per scacciare dal potere il
dittatore Pérez Jiménez. Intanto, di fronte alla crescente violenza
verbale di Hugo Chávez
e soprattutto alla scissione tra parole e fatti che portavano il paese
verso una paralisisi economica, la societá ha iniziato ad organizzarsi
spontaneamente. Creando un muro compatto e sempre piú solido contro il
Capo di Stato. All’inizio dell’anno CTV, Fedecámaras e Chiesa
preparano un documento programmatico per far uscire il paese dal pantano
in cui ormai agonizzava. Il Capo di Stato non ha mai voluto prenderlo in
considerazione. E ha risposto infiammando la popolazione piú povera verso
la quale ha portato avanti una politica assistenzialista e populista.
Facendo crescere da un lato la disoccupazione e dall’altro l’economia
sommersa. Mentre, propiziava, parallelamente, il sorgere di comitati di
quartiere armati e addestrati pronti a schierarsi al suo fianco in caso di
guerra civile.
Chávez ha
cercato partners anche tra la guerriglia colombiana, connivenza piú volte
denunciata dalla rivista di García Márquez, Cambio 16 e da un gruppo di
giornaliste venezuelane. Allo stesso tempo, é ancora avvolto nel mistero
l’aiuto dato dal suo governo a Montesinos, che durante mesi é rimasto
nascosto in Venezuela.
Vittima della sua stessa prepotenza e cecitá politica, della violenza
scatenata senza misurarne le conseguenze, Hugo Chávez ha trovato di fronte a sé il fiume umano di una
societá organizzata decisa ad andare avanti fino alle estreme
conseguenze.
Sciopero e serrata, decretati nuovamente lo scorso martedi 9 aprile, nelle
prime 24 ore, hanno paralizzato il paese. Al giorno seguente, nonostante
la pioggia, la folla non ha abbandonato la strada. Con acclamazioni di
giubilo ha aderito allo sciopero a oltranza. Fin dalle prime ore del
mattino del terzo giorno la folla é scesa nuovamente in piazza, sempre
piú numerosa. Un vero fiume umano che ha aderito con entusiasmo alla
decisione di marciare verso il Palazzo presidenziale per chiedere la
rinuncia del Capo di Stato. Sembrava una festa. Ma é finita in tragedia.
Cecchini li stavano aspettando. I colpi andavano diretti alla testa o al
cuore.
Le immagini di operatori, spesso bersaglio privilegiato degli assassini,
non lasciano adito a dubbi. E i militari hanno abbandonato il Presidente
unendosi alla protesta civile per appoggiarla, non per propiziare un colpo
di stato, come, in qualche momento, si é temuto.
Messo alle strette, il Capo di Stato, dopo aver indossato la divisa
dell’Esercito, che gli stessi militari gli hanno immediatamente imposto
di togliere, ha cercato di trattare la sua fuga dal paese. Inutilmente.
Militari e civili, compatti, ne esigevano l’arresto. Solo alla moglie
Marisabel che giá da qualche mese si era allontanata da lui e ai suoi
figli é stato permesso di partire per raggiungere Barquisimeto, cittá
venezuelana dello Stato Apure, dove risiede la famiglia di lei. Ora Hugo Chávez é rinchiuso nella caserma di Fuerte Tiuna in attesa
di essere trasferito in un carcere. Sará giudicato per le morti causate
dalle bande del suo governo.
Nella notte, quando é stato reso ufficiale il suo arresto la popolazione
é esplosa in manifestazioni di giubilo. Nel frattempo incominciava la
confisca di armi nei “Circoli bolivariani” della capitale. Il Ministro
della Difesa José Vicente Rangel, una delle persone maggiormente legate
al Presidente, si é rifugiato presso l’ambasciata cilena mentre non si
conosce il luogo dove é nascosto il figlio, sindaco del Municipio Sucre
della capitale. Tra i fedelissimi di Hugo Chávez
c’era un figlio di italiani,
il Ministro di Pianificazione Jorge Giordani, ex professore universitario,
uomo incorruttibile, forse l’unico che ha veramente creduto nel sogno di
un paese piú giusto. Per ora non si conosce quale sará la sua sorte.
Il Venezuela esce da uno dei periodi piú difficili della sua storia. Il
futuro é tutto da costruire. Su basi democratiche, peró. Perché le sue
strutture democratiche hanno dimostrato di essere piú forti di quello che
era possibile supporre. E la sua popolazione, considerata in passato
politicamente apatica, ha sorpreso per la capacitá di lotta e coscienza
sociale. Chi domani prenderá le redini del paese dovrá tenere conto di
questa nuova realtá.
VENEZUELA
– UN FATTO PASSATO INOSSERVATO CHE IN ALTRI TEMPI
AVREBBE
MOBILITATO STAMPA E CORTEI IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA
di
E. Galoppini
Hugo CHAVEZ è rientrato dopo 48
ore nel suo palazzo presidenziale.
Fallisce il golpe in Venezuela e Chavez
riprende il comando lanciando subito un'appello all'unità. Una vera e
propria sollevazione popolare ha riportato il presidente istituzionale a
palazzo Miraflores.
Chavez pu? piacere o non piacere,
ma è il Presidente regolarmente eletto di uno dei tanti Stati
Sudamericani continuamente in bilico tra scorciatoie golpiste ed elezioni
regolari.
Sicuramente voleva fare le riforme e da
vero nazionalista, in senso buono, aveva a cuore gli interessi del suo
Paese e del suo Popolo più che quelli delle multinazionali americane del
petrolio associate alla Confindustria Venezuelana.
Quale è stato il primo atto del
"golpista" Pedro Carmona, Presidente della principale
organizzazione padronale del Venezuela?: abolire tutte
le riforme di Chavez (fra cui la riforma agraria che prevede la
redistribuzione delle terre ai piccoli agricoltori ed ai contadini (oggi
sono in mano a pochi latifondisti) ed immediatamente aumentare
del 15 % l’esportazione di petrolio
verso gli Stati Uniti, penalizzati dalla congiuntura derivante dal blocco
unilaterale irakeno e dall’indifferenza dei Paesi Arabi verso un
aumento di produzione richiesto dagli USA.
Fatto curioso rispetto al passato
che merita una riflessione: normalmente i golpe militari portavano
al potere un militare o una giunta militare; ora al potere ci va
direttamente chi li manda: cioè i detentori del potere
economico-finanziario con i loro rappresentanti in giacca e cravatta.
In America Latina, si sa, ne abbiamo viste
di tutti i colori ai tempi dell’Amerika Imperante: dal Cile
all’Argentina, dalla Bolivia all’Honduras, al Guatemala, al Nicaragua,
al Salvador, etc..: l’alibi dei Kissinger e delle Thatcher era di
impedire che al potere ci andassero i comunisti e di conseguenza i
sovietici. Ora qual è l’alibi?: perché impedire che al potere ci
vadano e rimangano rappresentanti del popolo democraticamente eletti ? Il
Perù è appena uscito da una "dittatura mascherata", anche se i
suoi guai non sono finiti dato che non ha petrolio. Sembra evidente che la
"politica della sovranità limitata" sia in piena espansione e
volontà di applicazione. Questa politica che si realizza con la forza del
ricatto economico-finanziario o delle armi quando questo non basta,
abbisogna di collaboratori e gendarmi dislocati in ogni zona strategica
del mondo, soprattutto dove ci sono riserve energetiche come il petrolio.
E qui il discorso si fa lungo e complesso.
Facciamo un esempio a caso:
nel Medio Oriente, tra il Mediterraneo Orientale ed il Golfo Persico, dato
che non c’è più lo scià di Persia e che la Turchia ha un raggio
limitato e non è del tutto affidabile, chi è il miglior gendarme? La
migliore Arma destabilizzatrice di pericolose coalizioni capaci di rompere
la sovranità limitata di ciascuno? Qual è la Potenza Nucleare capace di
tenere a bada Stati e Popolazioni più vasti e numerose?…Credo sia
intuibile, ma parliamo di Venezuela.
Il golpe in Venezuela (che
fortunatamente possiamo ora definire "tentato golpe") è stato
tranquillamente assorbito dai politici, da tutte le televisioni ed i
giornali italiani come un fatto di ordinaria amministrazione, ai margini
delle notizie di cronaca: definendo Chavez populista e poco altro.
Nessuno si è ricordato che nel pieno della campagna di riforme promossa
da Chavez, il Venezuela ha sub?to delle gravi catastrofi naturali che
hanno impiegato immense risorse oltre che perdite di vite umane. Che fare
riforme in America Latina non è facile e non tutto pu? filare liscio, che
si pu? sbagliare, ma che è importante cominciare a farle
democraticamente.
E bastato far vedere alla
televisione la faccia del golpista Pedro Carmona, rassicurante per tutti
in quanto Presidente della Confindustria, definito nuovo Presidente e mai
golpista, che tutto è sembrato nella norma: d’altronde, anche da noi
quanto ci manca che il Presidente della Confindustria sia Presidente del
Consiglio o Capo dello Stato? Nessuno si è posto il problema che il
Signor Chavez era stato eletto Presidente, mentre Pedro Carmona era
l’espressione di un colpo di stato. L’Italia è indifferente alla democrazia
? I medias ed i politici non distinguono più la
differenza tra libere elezioni e colpi di stato? Anche in un Paese con
tanti Italiani?
A parte l’apatia ed il basso
livello della politica e dell’informazione italiana, credo vi sia anche
un altro motivo, che fa s? non vi siano più prese di posizione libere o
autonome, di fronte ai fatti del mondo.
Il motivo vero è che ogni avvenimento
viene valutato in base alla conformità ed al gradimento da parte
dell’Impero, cercando a volte per eccesso di servilismo, di
interpretarne al peggio le volontà.
Nel caso Venezuela si è pensato che il
golpe fosse gradito agli USA, come è stato detto chiaramente in TV.
Quindi se il golpe è gradito agli USA va bene o, comunque, non si pu?
criticare. Ecco perché i più in Italia, in gran parte posizionati verso
il basso nella piramide dei servi , non hanno preso posizione o
hanno benedetto i golpisti in doppio petto, Pedro Carmona &
Soci.
La libertà poggia principalmente
sulla capacità di ciascun Popolo di mobilitarsi per conservarla e
difenderla, augurandoci che nel contempo, oltre a quella poca solidarietà
internazionale rimasta, anche negli USA gli Americani democratici e di
buon senso, impediscano agli "AmeriKani" di dominare il
mondo.
Onore e merito al Popolo Venezuelano
che, messo alla prova, ha saputo difendere democrazia e libertà.
www.arabcomint.com
Notizie
dal Venezuela (aprile 2002)
Giacomo e Federica sono in
Venezuela da due anni e mezzo; lavorano nei barrios di Ciudad Guayana, tra
il pueblo, possono permettersi di avere una visione ravvicinata di quello
che succede. Quello che loro raccontano non è esattamente quello che è
passato in televisione oggi, credo sia esemplare.
Quante altre volte le notizie che arrivano a noi sono così manipolate?
Carissimi amici, rispondiamo
con una lettera circolare a quanti ci hanno scritto e telefonato
in queste ore.
Vi preghiamo di diffondere questo messaggio a tutti gli amici, anche a
quelli che non hanno un indirizzo di posta elettronica. Per prima cosa
vorremmo dirvi di stare tranquilli per noi: qui in cittá non é successo
quasi niente, gli scontri sono solo a Caracas, la capitale.
Come quasi tutti voi sapranno questa notte c'è stato infatti un colpo di
Stato ed é caduto il
governo del Presidente Hugo Chávez.
Un governo legittimo che é passato per 6 processi elettorali in meno di
tre anni e non ha mai
ottenuto meno del 60% dei consensi. Un governo che ha fatto sí molti
errori, ma che consideriamo solo errori di forma, non di principio.
Un governo che al clamore delle folle che esigevano mano dura, ha sempre
risposto no (sará forse stato questo il suo piú grande errore?).
Un governo decisamente sbilanciato verso la promozione della
partecipazione popolare.
Un governo che ha fermato il processo di privatizzazione delle principali
imprese statali contrarrestando cosí gli effetti della globalizzazione ed
é stato accusato dai media di portare il paese verso una situazione
simile a quella argentina (ci domandiamo com'é possibile, visto che Chávez
stava facendo quasi l'esatto contrario di quanto fatto da De La Rua).
Un governo che come primo passo ha deciso di promuovere un'Assemblea
Costituente che in seguito ha promulgato una nuova Costituzione, fra le piú
avanzate al mondo per quanto riguarda i diritti umani.
Un governo che ha lavorato e che ha riconosciuto senza vergogna la
situazione di estrema povertá vissuta dall'80% della popolazione.
Un governo che nei discorsi ufficiali ha sempre invitato alla calma, al
dialogo ed alla pace,
aggiungendo un solo piccolo particolare: "Dove non c'è giustizia non
c'é pace!"
Tutte queste cose sui mezzi di comunicazione italiani non si diranno.
Come non si dirá che cosa sia successo davvero l'11 aprile a Caracas.
Certo si é a conoscenza del numero di morti e feriti, ma chi li ha
causati?
Dalle informazioni raccolte si sa solo che la marcia organizzata da chi
voleva la rinuncia di
Chávez si é spinta fino al palazzo del Governo, che era difeso oltre che
dall'esercito, dalla
gente che stava appoggiando il Presidente. Ci sono molte testimonianze che
indicano che i franchi tiratori che hanno sparato sulla folla erano
poliziotti in borghese della Polizia Metropolitana (un corpo che obbedisce
al Sindaco Alfredo Peña, avversario di Chávez).
Ma tutto questo non é dimostrabile perché ora, visto che le forze
"democratiche" che hanno
incitato a questa "presa di potere per la salvaguardia della
democrazia e della libertá di
espressione", hanno il controllo di tutte le televisioni private e
uno dei primi provvedimenti
presi ieri sera é stato quello di oscurare il canale di stato (fino ad
allora unica fonte
alternativa di informazione).
Per favore, vi preghiamo di non credere che questo colpo di stato sia a
favore della libertá
e della democrazia. Il governo caduto era stato eletto democraticamente
dalla gran maggioranza della popolazione. Chi lo ha abbattuto ha potuto
farlo perché contava su forti
finanziamenti, anche dall'estero, sull'appoggio dei grandi imprenditori
venezuelani e sul
controllo totale dei mezzi di comunicazione.
In tre anni di governo "rivoluzionario" non vi è stato nessun
arresto politico.
Oggi, a meno di dodici ore dal colpo di stato, in una situazione
inconstituzionale e senza un
documento di rinuncia da parte del presidente Chávez, si sono effettuati
una serie innumerevole di arresti a persone ASSOLUTAMENTE INNOCENTI, ree
solo di appartenere ad un governo che cercava un cambiamento nella
gestione del potere politico ed economico in Venezuela.
Susana, una delle donne con cui lavoriamo nel barrio ci ha telefonato
stamattina presto
dicendo: "Siamo in lutto: ormai é finita ogni speranza per i
poveri", questo é il clima che si
respira, qui nei quartieri marginali, mentre a Puerto Ordaz, la zona ricca
della cittá, si sta
festeggiando.
Domani 35 donne del nostro gruppo di Altamira avrebbero dovuto consegnare
i progetti per
altrettante microimprese di produzione per ottenere un piccolo credito dal
Banco de la Mujer
(la "banca della donna", uno dei tanti programmi del governo
volto a dare un appoggio concreto alle iniziative di autosviluppo). Era
per noi una bella esperienza in cui le persone hanno imparato a scrivere i
loro piccoli progetti, senza per forza chiedere soldi a noi italiani.
Ormai non c'è piú nessun Banco de la Mujer.
Hermelinda, una delle collaboratrici dello SVI, ci ha invitato ad andare a
fare una visita casa per casa a tutte le donne del gruppo, perché non
perdano la speranza. Ci ha invitato a organizzare un corso o una qualsiasi
attivitá per far sí che la gente non si perda d'animo.
Abbiamo camminato, abbiamo incontrato persone che piangevano altre che
pregavano. La gente non riesce a capire: "Era il nostro Presidente,
noi abbiamo votato per lui".
Rosa, un'altra delle donne con cui lavoriamo, ha dichiarato: "adesso
verrá la repressione, poi tornerá la corruzione piú forte di prima, noi
cosa volete che facciamo? Continuiamo a lavorare per la comunitá".
Abbiamo solo pochi giorni per poter almeno parlare di tutto questo con le
persone che non sono cadute nella trappola della propaganda. La gente di
cui meno ci si puó fidare sono purtroppo molti membri attivi della Chiesa
e se oggi le ricerche sono orientate ai circoli bolivariani ed alle
persone con cariche politiche strategiche che non si siano giá giocate
come voltagabbana, piú in lá potranno presentarsi controlli ramificati
fino alle organizzazioni popolari in genere.
Giacomo Signoroni e Federica
Nassini
SVI - Servizio Volontario Internazionale
Volontari in servizio a Ciudad Guayana - Venezuela
12/04/02
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