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la rivista

Brasil

 

 

 

DOC-1506. ROMA-ADISTA. Si è festeggiato anche in Italia il 20.mo compleanno del Movimento dei senza terra (Mst), nato nel 1984 dalle lotte contadine del Sud del Brasile e diventato oggi la più forte organizzazione popolare del Paese se non dell'intera America Latina. È un interesse, quello per l'Mst, che si è andato alimentando degli echi delle occupazioni di terra, delle persecuzioni, delle stragi che nel corso degli anni si sono consumate in Brasile, ma soprattutto dell'immagine di un movimento in cui il marxismo convive armoniosamente con il cristianesimo, la lotta di massa si coniuga con un messaggio radicale ma non estremista e soprattutto mai violento, il senso di appartenenza si accompagna alla volontà di stringere alleanze, il rigore delle analisi si sposa al calore dei sogni (che è, anche, colore di bandiere, ritmo di canti, forza di gesti, quello che i brasiliani traducono con un parola che si fa sempre un po' fatica a spiegare in italiano: "mistica"). Un movimento che ha in abbondanza quello che a volte sembra così difficile da trovare: la forza morale, una forza che gli permette di incidere ben al di là del solo ambito rurale. Plinio de Arruda Sampaio, intellettuale brasiliano tra i più prestigiosi, dirigente del Pt vicino all'Mst, capo dell'équipe incaricata di formulare un piano nazionale di riforma agraria (solo parzialmente ripreso dal governo), ne offre un esempio durante un incontro che si è svolto il 28 aprile a Roma, alla Fondazione Lelio Basso: "l'Mst ha promosso un corso per studenti universitari e sono stato chiamato a tenere una conferenza. C'erano 2mila studenti. Non ho mai insegnato ad alunni tanto interessati ed attenti. Finito l'incontro, quando i 2mila studenti hanno lasciato l'aula, per terra non c'era neppure un foglio. All'università, quando si svuota un'aula così grande, per terra si trova di tutto. È questo che si chiama forza morale. È il grande contributo del Movimento dei Senza Terra al Brasile".
L'incontro con Plinio de Arruda Sampaio, a cui hanno partecipato José Juliano de Carvalho, professore della Facoltà di Agraria dell'Università di San Paolo, e i giornalisti Salvatore Cannavò, vicedirettore di "Liberazione", e Maurizio Matteuzzi del "Manifesto", non è stata l'unica iniziativa svoltasi a Roma per il ventennale del Movimento (la celebrazione dell'evento è stata promossa dal Comitato di appoggio all'Mst, in collaborazione con la Filef - Federazione lavoratori emigranti e famiglie, la Comunità di Capodarco, la Commissione Internazionale Giustizia e Pace della Famiglia domenicana, la Fondazione Lelio Basso, Altragricoltura, Rete Radié Resch). Il 28 e il 29 aprile, il centro sociale Astra occupato ha ospitato la rassegna video sul movimento "Sem terra e sem tela" (senza terra e senza schermo), mentre il 24 aprile, all'auditorium della parrocchia di San Giovanni Bosco, si è svolta un'iniziativa sul tema "La terra non è solo terra: la lotta e la mistica dei contadini senza terra del Brasile", con canti, letture, musica, immagini, video e un intervento d'eccezione: quello del frate domenicano e teologo della liberazione Frei Betto, consigliere del presidente Lula per il programma "Fame Zero".
La celebrazione del ventesimo compleanno del Movimento ha offerto anche l'occasione per valutare il primo anno e mezzo del governo Lula, proprio in un momento in cui l'Mst, in occasione della mobilitazione legata alla Giornata mondiale di lotta contadina del 17 aprile (in ricordo della strage di Eldorado dos Carajás nel 1996), ha realizzato un'ondata di occupazioni in tutto il Paese per chiedere il compimento del piano nazionale di riforma agraria. È una valutazione complessa quella del comportamento fin qui tenuto dal governo Lula, come è possibile cogliere dalle diverse letture offerte da Frei Betto, nel suo ruolo di uomo di governo, e da Plinio de Arruda Sampaio, nel suo ruolo di intellettuale critico. Di seguito riportiamo i loro interventi (discorso integrale di Frei Betto e stralci del discorso di Plinio), entrambi tratti da una registrazione e non rivisti dagli autori. 


Governo Lula: abbiamo conquistato il governo, non ancora il potere

Frei Betto, Maggio 2004
Fonte Adista 43/04

Per comprendere il governo Lula, due chiavi di lettura possono essere utilizzate. Per prima cosa abbiamo vinto le elezioni, non abbiamo fatto una rivoluzione. Le persone che pensavano ad una rivoluzione, si aspettano non solo "fame zero", ma anche "governo zero", come se si potesse ricominciare tutto da capo. In realtà, noi dobbiamo negoziare con il Congresso, che è conservatore; con il potere giudiziario, che è conservatore; con i creditori internazionali, che sono più che conservatori. Non è facile cambiare una struttura in poco più di un anno e non lo è nemmeno in quattro anni. In secondo luogo, noi siamo arrivati al governo, non abbiamo conquistato il potere. Si tratta cioè di conquistare fette di potere. Ma è quando si sta all'interno della macchina dello Stato che si capisce dove sta il potere. In ogni modo, questo è un governo che ha un impegno storico con la causa dei poveri: è per questo che Lula ha dato priorità alla questione sociale e, in particolar modo, alla questione "fame zero".
Tutti i governi preferiscono società immobili, mentre Lula ha creato un dipartimento, di cui faccio parte, di mobilitazione sociale: per questo la nostra relazione con i movimenti sociali, e fra questi il movimento dei senza terra, è così fraterna. Il governo non cadrà né nella trappola dell'estrema destra né nella trappola dell'estrema sinistra. L'estrema destra vorrebbe che il governo criminalizzasse l'Mst. Per esempio, ora, durante l'"aprile rosso", di fronte a un centinaio di occupazioni promosse dal Movimento, la destra vorrebbe che il governo fermasse l'Mst, che arrestasse Joao Pedro Stedile. L'estrema sinistra vorrebbe invece che il governo cooptasse l'Mst, ma noi non vogliamo ripetere l'errore commesso dai Paesi socialisti, che trasformarono i movimenti in mere cinghie di trasmissione del governo. Noi vogliamo che i movimenti sociali siano autonomi e critici. Mi è stato chiesto: è vero che la Conferenza dei vescovi, la Cnbb, ha di nuovo rivolto una dura critica al governo, rompendo con Lula? È vero, la Cnbb ha rivolto nuovamente una dura critica al governo, ma non ha rotto con il governo. Per tutta la vita abbiamo lottato per una Chiesa profetica e ora vorremmo che non lo fosse più? Il ruolo dei movimenti sociali, il ruolo delle istituzioni autonome è proprio quello di aiutare il governo con le proprie critiche. Finora solo due settori sociali molto piccoli hanno rotto con il governo: un gruppo di parlamentari che, avendo sperato nella rivoluzione, sono usciti dal governo e stanno ora cercando di dare vita ad un nuovo partito, e un gruppo di intellettuali, alcuni dei quali offesi per non essere stati invitati a collaborare con il governo. Ma noi continueremo a dialogare con tutti i settori senza porre alcuna barriera: è un principio del presidente quello di dialogare con tutti i settori della società, qualunque sia il loro atteggiamento verso il governo. Il dialogo con i movimenti sociali è più intenso e frequente di quanto si sappia attraverso la stampa, perché molti incontri si svolgono senza che la stampa ne sia a conoscenza.

La fame fa distinzione di classe
In Brasile 11 milioni e 400mila famiglie vivono in condizioni di denutrizione cronica. E allo stesso tempo il Brasile è uno dei più grandi produttori mondiali di alimenti. Il maggiore scandalo del XXI secolo è la fame nel mondo. Tre fattori provocano oggi nel mondo una morte precoce: il terrorismo, la guerra e l'Aids. Esistono molte campagne contro il terrorismo, la guerra e l'Aids, tutte molto importanti. Ma anche sommando le vittime del terrorismo, della guerra e dell'Aids non arriviamo alla metà delle vittime per fame. A mezzanotte di oggi saranno morte per fame 100mila persone nel mondo, di cui 30mila bambini con meno di 5 anni. Questo significa che 10 torri gemelle, con soli bambini, crollano ogni giorno. E nessuno commemora, nessuno piange, nessuno protesta, nessuno dice niente.
Vi sono 40 milioni di persone con l'Aids e 842 milioni di persone che soffrono di denutrizione cronica: ma, se la fame uccide venti volte più dell'Aids, come mai esistono così poche campagne contro la fame? Io ho trovato finora solo una risposta: la fame fa distinzione di classe, il terrorismo, la guerra e l'Aids no. È come se noi, ben nutriti, dicessimo: che i miserabili muoiano di fame non mi importa; io non posso morire di fame.
Il progetto Fame Zero è stato pensato come programma non assistenzialista. E l'anno passato ha privilegiato 5 aree: il semi-arido nel Nordest; le comunità quilombolas degli afro-discendenti, che sono circa mille in Brasile; gli accampamenti dei senza terra; la popolazione che vive presso le discariche e i villaggi indigeni colpiti dalla denutrizione. Coloro che vivono nelle grandi città, abituati com'erano alle campagne di lotta contro la fame - una serie di maratone di raccolta e distribuzione di alimenti -, pensano che il progetto Fame Zero o non esista o sia già terminato. Perché Fame Zero non è questo: è un programma di inserimento sociale che poggia su quattro gambe. La prima gamba è il programma di distribuzione del reddito: su 11 milioni e 400mila famiglie, noi ne abbiamo raggiunte già 3 milioni e 615mila. Stiamo registrando tutte le famiglie brasiliane che vivono al di sotto della soglia della miseria: ognuna di esse ha diritto a un reddito mensile di 50 reais che può anche raddoppiare se in famiglia vi sono bambini in età scolare. La famiglia iscritta al programma è obbligata a mandare i figli a scuola, a non avere analfabeti al suo interno e a seguire un programma sanitario. L'effetto più immediato di Fame Zero è la riduzione della mortalità e della denutrizione infantile.
La seconda gamba è quella delle politiche di emergenza, per esempio la consegna di alimenti di base a gruppi umani che non hanno modo di accedere a un'alimentazione adeguata. Ma questi alimenti il progetto Fame Zero non li compra nei supermercati, bensì dall'agricoltura familiare. La distribuzione di reddito e l'acquisto dei prodotti dell'agricoltura familiare riattivano l'economia dei piccoli municipi brasiliani.
La terza gamba è costituita da azioni strutturali, a cominciare dalla riforma agraria. L'Mst voleva che il governo in quattro anni insediasse un milione di famiglie. Il governo ha elaborato un piano nazionale di riforma agraria, impegnandosi ad insediare 530mila famiglie: poco più della metà di quanto avrebbe voluto l'Mst. Ma l'Mst lo ha appoggiato perché sa che è il possibile, anche se non è il desiderabile. Quest'anno saranno insediate 115mila famiglie. Sono stati destinati 5 miliardi e 700 milioni di reais alla riforma agraria. Perché se ne abbia un'idea, tutto il programma di distribuzione di reddito di Fame Zero, che si chiama Borsa Famiglia, può contare quest'anno su 5 miliardi e 300 milioni di reais, un po' meno di quanto sia stato stanziato per la riforma agraria. Nelle politiche strutturali rientrano anche le cooperative, il microcredito, il sistema fognario, la costruzione di abitazioni: una serie di operazioni di politiche pubbliche necessarie affinché le famiglie procedano verso l'inserimento sociale.
La quarta gamba è il programma di educazione popolare secondo il metodo di Paulo Freire. Abbiamo un gruppo di 540 educatori in ogni Stato del Brasile chiamato Talher, che in spagnolo significa seminario e in portoghese posata. Abbiamo importato nel progetto Fame Zero la metodologia dell'educazione popolare adottata dalle Comunità ecclesiali di Base.
Fame Zero è la versione politica della moltiplicazione dei pani e dei pesci fatta da Gesù. Per questo quando qualcuno mi chiede se ho abbandonato il mio lavoro pastorale rispondo che non ho mai fatto tanto lavoro pastorale come ora. Con due vantaggi: il primo è che adesso, se decido una cosa, questa viene realizzata nella base e raggiunge milioni di persone; e il secondo è che ora ho un buon salario: basta con il lavoro volontario, finché faccio parte del governo!

Sete Zero: come imparare a convivere con la siccità
Tra le azioni strutturali, un punto molto interessante è Sete Zero. Nel Nord Italia in inverno c'è molta neve, ma non esiste un dipartimento italiano di lotta alla neve: non si combatte la neve, si combatte il freddo. In Brasile invece c'è stato sempre un dipartimento di lotta alla siccità. Finché un contadino del Sergipe chiamato Manoel Apollonio de Carvalho, emigrato venti anni fa a San Paolo e assunto in un'impresa di manutenzione di piscine, non inventò la più economica e rivoluzionaria tecnologia diretta non a combattere la siccità, perché con la siccità si impara a convivere, ma a combattere la sete. Prima rese giustizia a San Pietro, che non godeva di una buona reputazione nel Nordest, perché si diceva che lo punisse negandogli la pioggia: Manoel scoprì che nel Nordest piove, solo che San Pietro ha concentrato la pioggia in pochi giorni. E così inventò la cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Nei pochi giorni di pioggia, infatti, piove in maniera sufficiente a riempire le cisterne fino a 16mila litri: l'acqua che cade sul tetto finisce nella cisterna attraverso una canalina. Fame Zero, insieme all'Asa, articolazione di organizzazioni del semi-arido nordestino, sta costruendo un milione di cisterne (ognuna delle quali costa 400 euro), con l'aiuto anche dell'associazione italiana di sostenitori al progetto Fame Zero.
Le cisterne emancipano la famiglia dal punto di vista sociale, economico e politico: dal punto di vista sociale, perché donne e bambini non devono più camminare per chilometri per rifornirsi d'acqua, per di più contaminata, e i bambini possono andare a scuola e le donne possono lavorare in casa e nell'agricoltura familiare; dal punto di vista economico, perché la famiglia è in grado di sviluppare le proprie coltivazioni: la stessa acqua usata in bagno e nella pulizia delle stoviglie viene conservata e utilizzata per innaffiare le piante, gettando l'acqua ad una distanza di quattro palmi perché le sostanze nocive vengano trattenute dalla terra. Ho visto una cisterna, con acqua conservata da due mesi, piena di piccoli rospi e nella mia ignoranza da cittadino ho pensato che fosse sporca. Ma la famiglia mi ha spiegato che proprio la presenza dei rospi dimostra che l'acqua è pulita. Un sistema avanzato di biopurificazione! Dal punto di vista politico, infine, la cisterna manda in pensione tutta quella razza di politici del Nordest che, sfruttando la carenza di acqua, si è arricchita vendendo l'acqua trasportata sui camion.

Una politica estera nel segno della dignità nazionale
Un altro punto importante di questo governo, all'interno dei limiti che pure presenta, è la politica estera. Per prima cosa, quando Lula si è incontrato con Bush dopo la sua vittoria elettorale, il presidente Usa gli ha chiesto quale sarebbe stata la reazione del Brasile rispetto all'intervento degli Stati Uniti in Iraq. E Lula gli ha risposto: la nostra guerra non è per togliere la vita, ma per salvarla; la nostra guerra è contro la fame. E il governo Lula ha ufficialmente condannato l'invasione dell'Iraq.
Il Brasile ha restaurato il Mercosul che andava disarticolandosi e per la prima volta è riuscito ad avvicinare ad esso il Gruppo Andino. Ha negoziato con gli Stati Uniti l'Alca e ha praticamente svuotato la proposta nordamericana: come dice la Casa Bianca, l'Alca è decaffeinata. A Cancun, alla riunione dell'Organizzazione mondiale del commercio, ha riunito 23 Paesi del mondo per esigere dall'Omc il cambiamento delle regole del commercio mondiale. I giornali hanno titolato: fallisce l'incontro di Cancun. Proprio quando avevamo ottenuto una grande vittoria! Il Brasile, contrariando la Casa Bianca, sta aprendo una relazione con il mondo arabo; ha stabilito un filo diretto con l'India e a maggio Lula andrà in Cina. Questo ha molto giovato alle nostre esportazioni e, per la prima volta in 10 anni, l'anno scorso il Brasile ha presentato un saldo positivo nella bilancia commerciale, anche perché la nostra mucca non è pazza e siamo attualmente il maggiore esportatore mondiale di carne di mucca.

Ma c'è ancora tanto da fare
Quali sono le grandi difficoltà che abbiamo di fronte? La maggiore è il debito estero, quindi la politica di lotta alla disoccupazione e, al terzo posto, la riduzione della violenza urbana. Si stanno adottando molte misure per affrontare queste tre sfide con più efficacia. Il governo sta pensando ad una serie di azioni, ma voglio parlare solo di quello che il governo ha già fatto o sta facendo. La più grande preoccupazione del governo è intorno a queste tre sfide. E naturalmente non è facile, perché abbiamo di fronte tre poteri: il potere dei creditori internazionali, che è molto grande; il potere del neoliberismo, che ha provocato disoccupazione a livello mondiale, e il potere del narcotraffico. C'è bisogno di molta cautela, perché con azioni di emergenza si rischia di aggravare la situazione.
E noi speriamo di contare sempre sulla vostra solidarietà critica.

 


Governo Lula: è ora di forzare il limite

di Plinio de Arruda Sampaio
Adista 43/04. Maggio 2004.

Più forza al contadino
La riforma agraria è un programma del governo diretto a risolvere un problema e occorre dunque partire dalla definizione di questo problema: un punto controverso in Brasile. Gli economisti neoliberisti negano l'esistenza di un problema agrario, perché partono dalla definizione classica secondo cui la questione agraria è un ostacolo alla penetrazione del capitalismo nelle campagne. (.). Noi crediamo, invece, che la questione agraria sia il modo per riscattare la grande povertà del popolo, perché la struttura agraria è alla base di una piramide sociale in cui un piccolo gruppo domina su tutta la popolazione. La struttura agraria è una fabbrica di miseria. (...) Da questa struttura dipende un modello agricolo che in Brasile viene molto esaltato, perché è ad alta produttività e perché consente alti livelli di esportazione. Non si considera, tuttavia, che questo modello genera miseria, crea dipendenza tecnologica e provoca un'aggressione violenta all'ambiente. Bisogna cambiare il modello, ma perché questo avvenga è necessario che il contadino abbia più forza. L'obiettivo del piano nazionale di riforma agraria era proprio quello di dare forza al contadino, perché in futuro possa fare pressione per un modello più giusto, equilibrato e rispettoso della natura. (.) Il Piano si proponeva di raggiungere un milione di famiglie in quattro anni, ciascuna delle quali dovrebbe ricevere una media di 30 ettari (secondo la natura del terreno), per un totale di 30 milioni di ettari di terra da distribuire. Le famiglie che hanno bisogno di terra sono in realtà molte di più: circa 4 milioni e mezzo. Ma già con un milione di famiglie insediate, a nostro giudizio, la struttura agraria verrebbe intaccata, provocando uno squilibrio virtuoso, una reazione a catena che permetterebbe ai contadini di acquistare forza. Tutto questo sarebbe costato 8 miliardi di dollari e avrebbe creato 3 milioni e mezzo di posti di lavoro permanenti con un reddito pari a tre salari minimi e mezzo a famiglia: una somma sufficiente a garantire una vita degna. Tuttavia, questo si scontrava con la raccomandazione del Fondo Monetario Internazionale di accantonare una somma pari al 4.25% del Pil, che è una quantità di denaro enorme. E il governo, per timore di rappresaglie, ha deciso allora di ridurre il piano a 520mila famiglie, poco più della metà: un buon programma, ma che non consente quella massa critica necessaria per colpire il latifondo, che è all'origine di tutto il problema della povertà in Brasile, un'origine anche culturale, politica, sociale.

Un'economia blindata
In Brasile si è avuto un grande processo di costruzione dell'economia nazionale, accompagnato da misure di protezione dell'industria locale. Dal 1930 al 1980 si è sviluppato nel Paese un parco industriale completo, finché la mondializzazione neoliberista non gli ha inferto un colpo fortissimo. Nel 1989, Lula si presentò come candidato presidenziale impegnandosi a portare avanti il processo di costruzione nazionale. Ma Lula venne sconfitto. E iniziò così un processo di apertura irresponsabile dell'economia brasiliana, che poi è finito nelle mani di Fernando Henrique Cardoso. Il governo Cardoso ha blindato l'economia brasiliana in modo tale che se viene spezzato un elemento si rischia di rompere tutto.
A mio giudizio Lula ha compiuto un errore: quello di impegnarsi in campagna elettorale a rispettare gli accordi internazionali firmati da Fernando Henrique Cardoso. L'équipe di consiglieri di Lula evidentemente non conosceva la profondità della blindatura operata da Cardoso. Se Lula viola uno di questi accordi la sua credibilità internazionale cade e il denaro straniero che sostiene la macroeconomia si dilegua.
Io credo che Lula stia sbagliando a non affrontare il Fondo Monetario Internazionale. Adotta una posizione prudente, nel timore che, se si scontrasse con la comunità finanziaria internazionale, subirebbe una rappresaglia che avrebbe come conseguenza l'aumento dell'inflazione e della disoccupazione: un problema molto serio di governabilità. Ma un Paese non può vivere sotto ricatto. E credo che il popolo darebbe un fortissimo sostegno a Lula. (.)

Forzare il limite
Ho fatto parte del governo Goulart, progettando la riforma agraria del 1964. In quella occasione ci fu uno scontro tra il popolo e le forze interne ed esterne che volevano impedire il cambiamento. E la parola chiave era "limite". Io ero nella posizione di forzare il limite ma con molto timore. Anche oggi ci chiediamo se non sia stato imprudente forzare quel limite, perché a causa di ciò abbiamo avuto 20 anni di dittatura militare. Ma è anche vero che in questi anni si è formata nella Chiesa cattolica una coscienza liberatrice, è nato un sindacato vero come la Cut, è nato l'Mst. Oggi la situazione sociale del Brasile è molto più avanzata che nel 1964. E il dramma è lo stesso. (.)
La mia posizione è che sarebbe necessario forzare il limite. Potrebbero esserci conseguenze negative, fatto che giustifica la prudenza di Lula. Il problema è nel limite di quella prudenza. Io credo che forse dovrebbe essere meno prudente. (.)

Un vuoto preoccupante
Lula aveva suscitato enormi aspettative e queste aspettative si stanno ridimensionando. Ma per il popolo più povero Lula è ancora una speranza. Quando un addetto delle pulizie dell'aeroporto ha trovato una borsa con 30mila dollari e l'ha restituita, il direttore gli ha chiesto che premio avrebbe voluto: "Vorrei stringere la mano a Lula", ha risposto. Perché una cosa è quello che penso io, uomo politicizzato, un'altra è quello che pensano i milioni di brasiliani delle classi povere. Io penso che un giorno questa gente si solleverà e se noi avessimo un pensiero articolato e alternativo da offrire potremmo andargli incontro. Perché una cosa è certa: nessuna nazione può diventare indipendente senza affrontare problemi, senza vivere momenti di crisi e di lotta. (.)
Se il popolo perdesse speranza in Lula, il vuoto sarebbe brutale. Nel 1954, quando Getulio Vargas venne ucciso, il popolo brasiliano scese in strada. Ci riunimmo in una casa con un padre domenicano che era stato consigliere di Giovanni XXIII al Concilio. Ed egli disse: "questo è un popolo infantile che sta piangendo la morte di suo padre. Si lamenterà, si indignerà, protesterà, ma, poiché non ha orientamento politico, non ha un'organizzazione capace di dare una parola d'ordine, si stancherà e tornerà a casa. E se piove tornerà anche prima". E piovve! "Questo popolo cercherà un nuovo padre e se non avrà risposta fra dieci anni si troverà sotto una dittatura militare". Era il 24 agosto del '54 (il golpe contro Goulart avvenne il 31 marzo del 1964, ndt). Si sbagliò di appena sei mesi. Oggi, se Lula non riuscisse a dare una riposta, la forza capace di orientare politicamente il popolo esiste. E dunque il quadro istituzionale del Paese si modificherebbe, verso destra o verso sinistra. Sarebbe un vuoto preoccupante, perché non si sa quale direzione potrebbe prendere. (.)

Un progetto asfissiato
Il progetto Fame Zero si presenta come un programma non meramente assistenzialista: doveva partire da un piano assistenziale per diventare poi un progetto strutturale. Si è però trovato asfissiato per due motivi: la mancanza di risorse (quando un medico prescrive una dose di penicillina, non serve a niente somministrare una dose di molto inferiore. Se però si volesse dare la dose giusta ci si scontrerebbe con l'Fmi) e il tentativo di fare una cosa che è impossibile con la miseria: quello di registrarla. Con una certa ingenuità, i responsabili del progetto, preoccupati del clientelismo politico e della corruzione che hanno caratterizzato tanti programmi assistenziali, volevano registrare tutto per dimostrare la loro correttezza. Ma così per un anno hanno potuto fare solo questo.

La 25.ma ora
Ho scritto un articolo dal titolo "La 25.ma", in cui sostengo che Lula si sta avvicinando alla 24.ma ora. Alla 25.ma non c'è più niente da fare. Lula deve fare qualcosa subito. E deve essere qualcosa di forte. Io credo che dovrebbe cambiare l'équipe economica del governo. (.) La politica è fatta di simboli, di gesti. Il popolo aspetta un gesto e questo gesto non arriva ancora.

 

 

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