Nicola Calipari e Giuliana Sgrena al suo arrivo a CIampino
da MEGACHIP
400
colpi hanno sparato... Gli americani sparano contro l'auto sulla quale viaggiava Giuliana, con alcuni funzionari dei servizi segreti
italiani, dopo la liberazione. Colpita alla spalla e operata. Il "fuoco amico" uccide un agente del Sismi e ferisce l'autista iracheno e altri due funzionari
italiani, uno in modo grave. Cronache di una liberazione e di una tragedia.
Di Roberto Alessandrini
Fallujah:
finalmente la verità La verità che forse anche Giuliana Sgrena avrebbe voluto raccontare… Questa è la storia di come gli Stati Uniti hanno
assassinato una città.
Di Dott. Salam Ismael
(http://freebooter.da.ru/)
Gioia per la liberazione di Giuliana Sgrena, dolore per la
morte di Nicola Calipari
Giuliana
Sgrena, la giornalista italiana del Manifesto, ritrova finalmente la libertà e con questa l'affetto della sua famiglia e dei suoi colleghi.
La liberazione è avvenuta al termine di una trattativa condotta dai servizi segreti italiani. Gli agenti del Sismi
stavano portando la Sgrena in macchina verso l'aeroporto quando un blindato Usa ha puntato un faro sull'automobile dove viaggiavano la Sgrena e tre
funzionari del Sismi disarmati e ha aperto il fuoco uccidendo Nicola Calipari, uno degli agenti italiani, regista delle trattative, e ferendone
un altro. E' stata ferita, a una spalla, anche Giuliana Sgrena, che è arrivata questa mattina all'aeroporto di Fiumicino. Le condizioni della Sgrena
sembrano buone. La dinamica dell'accaduto resta misteriosa e i rapporti diplomatici tra Italia e Stati Uniti hanno vissuto un momento di forte
tensione.
"Il fuoco continuava. L’autista non riusciva neanche a spiegare che eravamo italiani. Non andavamo molto veloci,
date le circostanze", ha dichiarato Giuliana Sgrena a Rai News 24. Il tono delle dichiarazioni della giornalista italiana del Manifesto aumenta le
perplessità suscitate dalla dinamica della liberazione della Sgrena e soprattutto mette ancora più in risalto le responsabilità dell'esercito
statunitense per la morte di Nicola Calipari. Ancora più pesanti le dichiarazioni di Pier Scolari, che ha detto che ""gli americani non
volevano che Giuliana ne uscisse viva" ai giornalisti che si trovano davanti all'ospedale Celio di Roma dove Giuliana è ricoverata per un probabile
intervento chirurgico alla clavicola.
Sono passati 29 giorni dal 4 febbraio. Quel giorno Giuliana Sgrena era in giro per le strade di Baghdad, per fare come
sempre il suo lavoro. Usciva dall'Università An-Nahrein di Baghdad dove si era recata, con un autista e un interprete, per intervistare le
famiglie sfollate nei mesi scorsi da Falluja. Subito fuori dal muro di cinta del complesso universitario, la macchina sulla quale viaggiava Giuliana
Sgrena con i suoi collaboratori viene bloccata da un gruppo di uomini armati e viene rapita. Cominciava l'attesa spasmodica di notizie e, poche
ore dopo, veniva diffuso su internet un comunicato di rivendicazione da un gruppo che si firmava Organizzazione della Jihad islamica.
I rapitori chiedevano il ritiro, nel giro di 72 ore, delle truppe italiane presenti in Iraq. Un brivido correva sulla
schiena della famiglia, della redazione del Manifesto e di tutta l'Italia. La richiesta era identica a quella avanzata a suo tempo per Enzo Baldoni. Il
giorno dopo, il 5 febbraio, arriva un secondo comunicato di contenuto identico.
In Italia e all'estero si mobilitano subito tante persone che chiedono la liberazione immediata di una giornalista come
Giuliana che, in tutta la sua lunga e prestigiosa carriera, non ha mai omesso di sottolineare il suo no alla guerra, forte e chiaro, suffragato
dall'esperienza personale di chi di guerre ne ha viste molte e conosce le sofferenze che questa comporta per la popolazione civile. Il Consiglio degli
Ulema dei Sunniti, massima autorità religiosa per la minoranza islamica in Iraq, il 6 febbraio, lancia un appello ai rapitori per chiedere l'immediata
liberazione di Giuliana, una cronista che si è sempre battuta per il popolo iracheno.
Il dilemma che tiene con il fiato sospeso tutti è quello sulla natura del gruppo dei rapitori: un movimento che rapisce
occidentali per ottenere un riscatto o un movimento che ha rapito una giornalista italiana per punire l'Italia per la sua partecipazione al conflitto? Il
7 febbraio viene diffuso su internet un comunicato del gruppo di al-Zarqawi, l'uomo più temuto della guerriglia irachena. Il comunicato prende le
distanze dal rapimento e questo sembra allontanare l'ipotesi del rapimento politico, ma l'8 febbraio tutti restano gelati. Un sito internet, come già
accaduto per Simona Pari e Simona Torretta, diffonde la notizia che Giuliana Sgrena è stata giustiziata. Il sito dove è apparsa la notizia e la firma di
un gruppo sconosciuto fa ritenere immediatamente infondata la notizia, ma l'ansia viene definitivamente fugata da un nuovo comunicato dell'Organizzazione
della Jihad islamica del 10 febbraio che rinnova la richiesta del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq entro 48 ore dalla richiesta in cambio della
libertà per la giornalista italiana. Tutti si stringono attorno all'anziano padre, orgoglioso partigiano, e alla madre di Giuliana Sgrena.
Il 16 febbraio, la tv satellitare 'Al Arabiya' trasmette un video in cui Giuliana Sgrena, in lacrime, le mani
giunte in preghiera, si rivolge in italiano e in francese al suo compagno, Pier Scolari, e a tutti gli italiani per chiedere il ritiro delle truppe
italiane dall'Iraq e per chiedere la diffusione delle fotografie che lei stessa ha scattato per testimoniare le sofferenze della popolazione civile
irachena.
Il 19 Febbraio il telegiornale della televisione del Qatar Al Jazeera mostra quattro foto delle sofferenze del
popolo iracheno scattate da Giuliana Sgrena, raccolte in un video da Pier Scolari, e diffuse dal 'Manifesto'. "Liberate Giuliana"
e "Stop the war" sono gli slogan scanditi a Roma in un corteo
che raduna 500 mila persone secondo gli organizzatori. Il messaggio è forte e chiaro: liberate la pace e le voci che si battono per i più deboli. Il 1
marzo, il ministro degli Interni iracheno Falah Al-Naqib dichiara che Giuliana Sgrena "è viva", ma la speranza non è suffragata
da altre informazioni e cresce l'ansia per la sua sorte. Fino alla grande notizia di oggi: Giuliana è libera, è viva e sta bene. Ora bisogna capire bene
cos'è successo e, soprattutto, ricordarsi di tutti quelli che oggi, in Iraq, sono ancora ostaggio di questa guerra: Florence Aubenas, il suo
interprete Hussein Hanoun Al Saadi, e tutto il popolo iracheno.
da l'Unità del 05.03.2005 Scolari: «Giuliana sapeva. Non volevano che tornasse viva» di red.
Pier Scolari, il compagno di Giuliana Sgrena, ne è certo: «Giuliana
aveva delle informazioni, e i militari Usa non volevano che ne uscisse viva». Il giorno dell’arrivo di Giuliana in Italia, dopo un mese di prigionia, Scolari vorrebbe che si parlasse
soprattutto di quell’uomo che ha dato la vita per proteggere la sua compagna. E vorrebbe che fosse fatta piena luce su quei tragici minuti che hanno visto più di 300 colpi essere sparati
sulla vettura su cui gli italiani viaggiavano.
«L'Italia non creda alla versione americana di come sono andati i fatti ieri sera a Baghdad». È una sorta di appello, rivolto sia all'opinione pubblica che
alle istituzioni. «Spero che il nostro paese abbia un minimo d’orgoglio. Il governo italiano -continua- deve fare piena luce. Altrimenti, gli Usa trovino il coraggio di dire che siamo
tutti in mano a dei ragazzini impauriti». Ma la possibilità di un agguato «non è da escludere», continua Scolari. «Ripeto, delle due l'una: O armi sono state date in mano a ragazzini
impreparati e terrorizzati oppure - ha affermato il compagno della giornalista - è stato un agguato e secondo la dinamica dei fatti non è da escludere».
Poi passa a ricordare la dinamica di venerdì notte. Per Giuliana, ha detto Scolari, «le ultime 24 ore sono state di inferno: prima con il sollievo per la
liberazione, poi con l'attacco assassino del blindato americano che ha sparato 3-400 colpi contro la loro macchina, senza alcun apparente motivo».
«Nicola Calipari ha salvato la vita di Giuliana. Si è sacrificato per lei. È un uomo di cui questo paese deve andare fiero», racconta. «Calipari -dice-
era seduto accanto a lei e quando ha visto arrivare i colpi l'ha coperta e l'ha protetta. Si è sacrificato per lei». «Giuliana sta bene ma è segnata da quanto è accaduto -aggiunge- mi
ha raccontato tutto. Il momento più difficile per lei è stato vedersi morire Nicola tra le braccia». Calipari è morto sul colpo, un proiettile lo ha colpito alla testa.
«Ci troviamo di fronte alla follia più assoluta e siamo nella mani di pazzi. Hanno messo a rischio la vita di tutti. Non possiamo rimanere lì un minuto di
più», ha detto Scolari. L’uomo ha continuato aggiungendo che «Calipari aveva fatto quella strada tantissime volte e quindi si potrebbe pensare male: che gli americani non volevano il
lieto fine. Questo è un motivo buono per andare via dall'Iraq».
Infine, anche la beffa. «I militari Usa hanno impedito i soccorsi per alcuni minuti e hanno impedito che chiunque si avvicinasse all'auto e hanno staccato le
comunicazioni con i cellulari? Giuliana ha raccolto -afferma- decine di proiettili, a manciate, erano tutti sul sedile dopo la sparatoria. Colpi che non sono certo stati sparati contro un
mezzo blindato militare ma solo contro un'automobile... » E l’amara conclusione: «Giuliana aveva avuto delle informazioni secondo le quali gli Usa non l'avrebbero lasciata tornare viva a
casa».
Inoltre, «né l'ambasciata americana a Baghdad né i comandanti militari americani» sarebbero stati informati dagli italiani del rilascio della Sgrena, «malgrado
un coordinatore americano per gli ostaggi avesse cooperato strettamente con loro sul caso», ha riportato un portavoce del Dipartimento di Stato americano a Washington citato dal Washington
Post.
Tutti questi dubbi sono condivisi anche da parte dei servizi segreti, che ritengono poco attendibile la dinamica dei fatti fornita dagli Stati Uniti. Gli Usa
hanno parlato di uno «sbaglio» causato dall’alta velocità della vettura con a bordo Nicola Calipari e Giuliana Sgrena e dal mancato riconoscimento al check point americano da parte dei
servizi italiani.
La procura di Roma ha intanto aperto un’inchiesta per omicidio, mentre dagli Stati Uniti arriva il «rammarico» del presidente George W. Bush. Il pm Ionta
ha già avuto un colloquio preliminare con la Sgrena e sentirà anche lo stesso Scolari.
da l'Unità del 05.03.2005 La rabbia di Ciampi: «Gli Usa chiariscano». Fini: «Non c'è nulla da chiedere» di red
Una medaglia d’oro al valore di Nicola Calipari. E una domanda
angosciosa che risuona nella testa: «Come tutti gli italiani attendiamo ora che questa vicenda, dolorosa e tragica, venga chiarita dagli Stati Uniti». Ad interpretare l’ansia di un
Paese, il desiderio di verità e giustizia, è, ancora una volta, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Perché Calipari è morto? Per il ministro degli esteri Gianfranco Fini la domanda è inutile: «Di fronte al caso, alla fatalità non c'è assolutamente
nulla da chiedere e men che meno da stigmatizzare – afferma in un’intervista al Corriere della Sera - Il mio giudizio nei confronti degli Stati Uniti non cambia di una virgola
rispetto a quello espresso mille volte». Quanto alla morte dell’agente italiano, «è stata una tragedia determinata dal fato, uno scherzo del destino».
«Il destino non spara - replica il segretario dei Ds Piero Fassino - In genere un mitragliatore sta nelle mani di soldati, uomini in carne ed ossa che
possono anche sbagliare, e tuttavia anche gli errori hanno delle spiegazioni e richiedono una ricostruzione di fatti e circostanze che rassicuri l' opinione pubblica italiana».
L’opposizione chiede un’indagine accurata e risposte precise: «C'era o no un coordinamento tra i nostri Servizi in Iraq e gli altri Servizi delle Forze della Coalizione? Era informato
il Comando unificato in Iraq che una vettura su cui stava viaggiando una persona rapita appena liberata stava andando all' aeroporto? Quali informazioni erano state concordate tra i nostri
Servizi e le Forze americane? E se queste informazioni erano state fornite, perché il check point ha sparato, evidentemente non avendo sufficiente attenzione a quello che stava per
accadere?». Sono questi, secondo Fassino, «gli interrogativi cui bisogna dare delle risposte e credo che debbano dare risposte sia il Governo americano, assumendosi tutte le responsabilità
di questo gravissimo incidente, sia il Governo italiano, perché quando si sta in un teatro di guerra come quello iracheno il minimo che deve essere assicurato è un'azione di costante e
continuo coordinamento tra la nostra presenza e quella degli altri Paesi».
«Ho provato ieri un grande momento di gioia – racconta Romano Prodi - poi ho pensato subito alla famiglia dell' eroe, che ha pagato un prezzo altissimo.
Quindi ho pensato subito alla guerra. Queste sono le tragedie di ogni guerra». Per Fausto Bertinotti, «ogni giorno c'e una ragione in più per chiedere il ritiro delle nostre truppe
dall'Iraq. Quale che sia la ricostruzione del fatto - osserva il segretario del Prc- si è di fronte ad una tragedia provocata dalla guerra di occupazione degli americani. Queste sono
situazioni in cui l'unica cosa che non si può fare è la polemica».
Secondo il presidente del Copaco Enzo Bianco, «ciò che è accaduto in occasione della liberazione di Giuliana Sgrena, va assolutamente chiarito. Le
spiegazioni fornite dai militari Usa appaiono poco credibili». A quanto si apprende Berlusconi riferirà mercoledì al Senato.
da l'Unità del 05.03.2005 Nella redazione de il manifesto: in pochi minuti dalla gioia al dolore di red.
La prima pagina doveva essere occupata da una grande foto di
Giuliana Sgrena che sorride. Purtroppo non è andata così. Su il manifesto di sabato, il giorno dopo la liberazione dell'inviata del giornale, c’è sì una foto di Giuliana, ma
senza sorrisi. In alto a destra c'è un'altra istantanea, quella di Nicola Calipari, lo 007 morto nel conflitto a fuoco che è seguito alla liberazione di Giuliana. Accanto la vignetta di
Vauro, una colomba della pace con il ramoscello nel becco che torna insanguinata.
Pochi minuti, tanto è durata la gioia nella redazione del giornale dopo l'annuncio del rilascio della collega. Prima la festa: il direttore Gabriele Polo
irrompe nella sala dei capiredattori gridando “libera!”. Si stappano bottiglie, si brinda. «Ma la gioia dura il tempo che passa tra una telefonata e l'altra: quella che annuncia la
liberazione di Giuliana e quella che ci precipita nell'assassinio della persona che più di ogni altra ha lavorato per liberarla». Così comincia l'editoriale ‘La vita e la morte’
firmato proprio dal direttore Polo. «Abbiamo recuperato una compagna, abbiamo perso quello che sarebbe diventato un nostro amico», si legge sulla prima pagina.
Il dolore per la morte di Nicola Calipari è profondo. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni e il direttore de il manifesto Gabriele Polo hanno
concordato di annullare l'evento 'Una serata per Giuliana Sgrena’ in programma domenica all'Auditorium di Roma in segno di lutto per la tragica scomparsa del funzionario del Sismi. Anche a
Masera, paese della famiglia di Giuliana Sgrena, tutte le iniziative che erano state programmate per festeggiare la liberazione sono state cancellate.
Domenica il manifesto pubblicherà il racconto della vicenda firmato da Giuliana Sgrena. «Giuliana è la nostra fonte, la nostra testimone oculare dei
fatti. C'è la versione ufficiale degli americani e domani su il manifesto ci sarà il racconto in diretta di Giuliana» annuncia il direttore editoriale del Manifesto, Francesco
Paternò. Anche lunedì prossimo, come accade dall'inizio del sequestro di Giuliana Sgrena, il manifesto sarà in edicola con un'edizione straordinaria. Nonostante la giornalista sia
stata liberata, «continueremo a farlo per Calipari - sottolinea Paternò - e tutti gli ostaggi ancora in mano ai rapitori. Terremo alta l'attenzione sulla situazione irachena che resta
tragica e fuori controllo».
* La camera ardente per Nicola Calipari
La camera ardente per Nicola Calipari sarà allestita al Vittoriano e aprirà alle dieci di [...]05/03/2005 17:59
* Il digiuno continua a Reggio Calabria
La Tavola della Pace di Reggio Calabria ( che raccoglie decine fra gruppi, organizzazioni e [...]05/03/2005 16:35
da MISNA del 5/3/2005 16:25
CASO SGRENA E CALIPARI, POLEMICHE E RICOSTRUZIONI 'ALTERNATIVE'
La giornalista italiana, Giuliana Sgrena, rapita in Iraq il 4 febbraio scorso e liberata ieri è stata trasferita all'ospedale militare del
Celio, a Roma, dove nel corso della mattinata ha incontrato anche la vedova dell'agente dei Servizi segreti militari italiani (Sismi) Nicola Calipari che è rimasto ucciso dal 'fuoco amico'
aperto da una pattuglia di soldati statunitensi, nel tentativo, come lei stessa ha raccontato, di proteggerla nella sparatoria. Proprio sulla dinamica dell'incidente, ancora tutta da
chiarire, si sono accese nelle ultime ore forti polemiche. Mentre la stampa internazionale riferisce di rapporti tesi tra Roma e Washington, parlando coi giornalisti all'uscita dell'ospedale
il compagno dell'inviata del quotidiano di sinistra 'Il Manifesto' smentisce che la sparatoria sia stata una "fatalità" - versione ufficiale dei fatti - e accusa i militari Usa di
aver attaccato deliberatamente il convoglio. "Giuliana aveva delle informazioni e i militari Usa non volevano che ne uscisse viva" ha detto Scolari ai giornalisti che lo
attendevano all'uscita del Celio. "Delle due l'una: o le armi sono state date in mano a ragazzini impreparati e terrorizzati oppure - ha affermato Scolari - è stato un agguato e
secondo la dinamica dei fatti non è da escludere. Gli americani e gli italiani erano stati avvisati del passaggio dell'auto. Erano a 700 metri dall'aeroporto, vuol dire che avevano passato
tutti i controlli". L’organizzazione per la salvaguardia della libertà di stampa, Reporters sans Frontieres (Rsf), ha chiesto alle Nazioni Unite di aprire un’inchiesta approfondita
per far luce rapidamente sulle circostanze dell’uccisione di Nicola Calipari e del ferimento di Giuliana Sgrena da parte dei soldati americani. "E’ chiaro che l’inchiesta non può
essere condotta solo dall’esercito Usa che in passato, specie nel caso degli spari contro l’Hotel Palestine che uccisero due giornalisti, ha prodotto delle relazioni tese unicamente a
scagionare i militari" ha dichiarato il segretario generale dell’organizzazione. La salma dell'agente italiano morto a Baghdad rientrerà questa sera in Italia. [MZ]
da Misna del 5/3/2005 13:45
CORDOGLIO PAPA PER MORTE CALIPARI E SODDISFAZIONE PER RILASCIO SGRENA
Cordoglio per la morte di Nicola Calipari, dirigente del Sismi ucciso ieri nella sparatoria avvenuta dopo il rilascio della giornalista
Giuliana Sgrena in Iraq, ma anche apprezzamento per il lavoro svolto dal governo italiano, sono espressi in due telegrammi che il Papa ha inviato oggi, tramite il cardinale Angelo Sodano, al
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e a don Maurizio Calipari, fratello di Nicola. Nel messaggio diretto al premier il Pontefice manifesta il suo “compiacimento per il lavoro svolto
a lei, al governo italiano e a quanti si sono generosamente adoperati per il felice esito del deplorevole rapimento”. Allo stesso tempo Giovanni Paolo II si dice “addolorato” e
manifesta la “sua spirituale vicinanza e vivo cordoglio” all’intera compagine governativa e ai colleghi di un “così fedele ed eroico servitore dello Stato che nel compimento della
delicata missione affidatagli non ha esitato a sacrificare la propria vita”. Nel telegramma mandato a don Maurizio Calipari, della Pontificia Accademia per la vita, il Santo Padre esprime
la sua vicinanza a lui e ai familiari, in particolare “alla mamma, alla consorte e ai figli”. Inoltre il Papa si dice ammirato “dall’eroico gesto suscitato dal senso del dovere e dai
sentimenti di cristiana virtù”. Prosegue intanto la degenza del Pontefice al Policlinico Gemelli di Roma per una ricaduta di una laringo-tracheite acuta, ma è stato reso noto che ieri ha
trascorso una giornata tranquilla. Il direttore della Sala Stampa Vaticana, Joaquin Navarro-Valls, ha detto che anche domani, come la scorsa settimana, il Santo Padre impartirà una
benedizione ‘silenziosa’: l’Angelus sarà cioè recitato in piazza San Pietro da monsignor Leonardo Sandri, mentre dal Gemelli il Papa “benedirà i fedeli con le stesse modalità di
domenica scorsa”, quando, senza parlare, salutò con la mano.
libertà per Florence
da l'Unità del 04.03.2005 Nicola Calipari, morto per proteggere Giuliana di red
Nicola Calipari aveva 50 anni. Da oltre un anno lavorarava in Iraq
per il Sismi. Aveva curato in prima persona la trattativa con i rapitori di Giuliana Sgrena. È stato lui a salvare la vita della giornalista che aveva appena liberato. Quando l'auto su cui
viaggiavano è stata presa di mira ad un check point dell'esercito Usa, le ha fatto scudo con il corpo. I proiettili americani lo hanno ucciso. Un colpo alla testa: è morto sul colpo.
Calipari era «una persona straordinaria - racconta Pier Scolari - Io ho avuto fortuna di conoscerlo in questo mese. È
stato lui a salvarle la vita, era una di quelle persone che parlano poco ma sanno bene come agire perchè conoscono perfettamente la situazione. Uomo di intelligenza e perspicacia
straordinaria, dobbiamo essere tutti fieri che la difesa delle istituzioni sia affidata a gente come lui. La prima volta che l'ho visto - conclude - ho capito subito che avrebbe riportato a
casa Giuliana. Gli dobbiamo eterna riconoscenza».
La salma dell'agente arriverà a Ciampino alle 23, con un C130 dell'Aeronautica militare. Ci sarà il presidente Ciampi. E ci saranno anche Pier Scolari e una
delegazione del Manifesto. Il dolore di tutti i colleghi dell'inviata del Manifesto sarà espresso anche con una grande corona di fiori che sarà portata all'aeroporto. «Gabriele Polo e
Valentino Parlato - ha spiegato un redattore del quotidiano - avevano maturato un rapporto personale con Calipari e quindi il dolore è ancora più profondo».
Calipari lascia due figli, una ragazza di 19 anni e un ragazzo di 13. Negli anni '80 è stato capo della Squadra mobile di Cosenza, poi funzionario della
Squadra narcotici alla Squadra mobile di Roma, dove aveva concluso con successo indagini di spessore nazionale contro la malavita, le associazioni mafiose che imperversavano nella capitale.
Nel 1997 è stato nominato dirigente del centro interprovinciale Criminalpol Lazio, Umbria, Abruzzo. Quindi era stato al servizio centrale operativo (Sco).
Prima di passare al Sismi aveva diretto l' ufficio immigrazione della questura di Roma. Attualmente era vice direttore operativo del Sismi.
Dietro una spessa cortina di fumo l'Iraq continua a bruciare.
L'assenza quasi totale di voci indipendenti che forniscano informazioni di prima mano sul conflitto, ci
limita a riportare scarni bollettini di guerra, spesso difficilmente verificabili.
Oltre alle immani devastazioni, l'unico segno visibile della "democrazia promessa", e' quello
dell'inchiostro con cui si sono sporcati le dita milioni di iracheni.
Senza troppa sorpresa, invece, e' la guerra promessa a guadagnare i riflettori alzando la tensione in tutta l'area
mediorientale, mentre ingrassa l'economia globale che di cadaveri - come gli avvoltoi - si nutre.
>> PARTECIPA ALL'AGGIORNAMENTO DI QUESTA FEATURE! <<
Inserisci personalmente i link che ritieni interessanti e pertinenti commentando i post:
Dall'inizio della guerra in Iraq sono morti 47 giornalisti, 32 nell'ultimo anno. Vengono uccisi i
giornalisti indipendenti e quelli filooccidentali. Impossibile stabilire chi o che cosa fa la differenza fra la vita e la morte in Iraq. Una cosa è certa: la libertà d'informazione è
considerata una forza nemica: chi insiste, rischia a sue spese. Diversi governi hanno consigliato ai loro giornalisti di non
andare nel paese, e alcuni di quelli che sono andati restano nei loro hotel lasciando che siano altri
occhi a guardare e rischiare per loro.
Il Governo Italiano ha recentemente apportato delle gravissime modifiche al codice penale militare che sventolano pene fino a 20 anni di carcere
militare per chi racconta ciò che avviene nelle zone di guerra, come denunciano i firmatari della petizione contro il codice.
Il mondo dell'informazione viene investito anche dalla 'strategia' dei sequestri; dopo la liberazione dei reporter francesi Chesnot e
Malbrunot, non si hanno piu' notizie di altri quattro giornalisti rapiti. Poco tempo prima era toccato alla francese Florence
Aubenas e alla giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena, sequestrata lo scorso 4 febbraio.
Dopo un mese in ostaggio, Giuliana Sgrena e' stata liberata.
Mentre veniva trasportata dai servizi segreti italiani verso l'aeroporto, una pattuglia americana fa fuoco sul piccolo
convoglio, ferisce lei e due agenti del sismi, ne uccide un terzo, Nicola Calipari.
Incidente o avvertimento "mafioso"?.
Che venga liberato il popolo iracheno e con esso tutti gli ostaggi di questa guerra.