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Il nuovo clima, dopo il 1945, ha rappresentato la più vasta novità sociale e anche teorica nell'esistenza delle immigrazioni. Queste sono esistite in ogni fase della civiltà umana. Anzi la storia della civiltà umana è storia dei movimenti dei popoli e delle immigrazioni.
Il fenomeno dell'emigrazione italiana non avviene a partire dal 1860, anche se in quell'anno se ne determinarono i cospicui movimenti verso le Americhe e specialmente dall'Italia Meridionale (questione meridionale). L'emigrazione è antica quanto la società umana, e il famoso apologo di Pericle (V° Secolo a.Cristo) già accennava all'esempio di Atene, dove nessuno era considerato straniero e dove erano vigenti le leggi dell'umanità e della parità, anche non scritte. Quel programma di Pericle è rimasto per secoli una formula di principio nelle menti più illuminate, mai produttiva di norme concrete. Dopo oltre venti secoli la Carta dell'ONU e quella dei diritti umani raccoglievano - segno dei tempi - quei principi appena sfiorati dalla Rivoluzione Francese e dal Risorgimento Italiano. Si trattava, tuttavia, di principi illuministici "trattati in alto" e, per gli emigranti, formulati come "concessione". La vera svolta, nella quale si è collocata la FILEF, è consistita nella diretta partecipazione di masse umane nuove nella politica delle nazioni. "Non più cose ma protagonisti", fu uno dei motti del primo congresso della FILEF.
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