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 LA MANIFESTAZIONE DI PREMIAZIONE

"STORIE DALL'ALTRO MONDO"

 

Sabato 28 febbraio, con la fase conclusiva della V edizione del Premio Pietro Conti, Perugia è stata per un giorno la capitale italiana delle migrazioni.

Nello splendido scenario del Teatro del Pavone, dalla mattina alle 9,30 fino a notte inoltrata si sono succedute pieces e performances teatrali, proiezioni di film e documentari, tavole rotonde, interventi di autorità, conversazioni a mo’ di intervista da parte di Adriano Aprà con il regista Gianni Amelio (di cui sono stati proiettati due film, Lamerica e Così ridevano, Leone d’oro a Venezia nel 1998), il tutto culminato con la premiazione dei vincitori e con l’assegnazione da parte del Presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti di un premio speciale allo stesso Gianni Amelio. Tale premio, conferito nel giorno in cui nella stessa città si inaugurava la grande mostra del maestro di Raffaello, Pietro Vannucci, (il Perugino), riproduceva su una splendida ceramica di Deruta un paesaggio umbro, simile a quelli che tante volte il Perugino aveva rappresentato nei suoi dipinti.

Grande interesse hanno destato anche i due documentari Argentina arde di Roberto Torelli e Sem terra, pure di Roberto Torelli e di Pasquale Scimeca, entrambi prodotti dalla FILEF quale contributo per illustrare la condizione delle comunità di origine italiana nell’Argentina del default e nel grande movimento dei Senza Terra in Brasile.

Alla tavola rotonda sui nuovi movimenti politici e sociali, (che, specialmente in America Latina, vedono protagonisti tanti cittadini di origine italiana ma le cui vicende quasi mai arrivano nei mezzi di informazione italiani) hanno partecipato, tra gli altri, il giornalista televisivo Italo Moretti , ben  noto per la sua approfondita conoscenza dei problemi sociali e politici dell’America Latina, il coordinatore nazionale della FILEF Rodolfo Ricci, il coordinatore della Tavola della Pace Flavio Lotti, i registi Pasquale Scimeca e Roberto Torelli, coordinati da Andrea Amaro, responsabile del Dipartimento Internazionale della CGIL.

Queste ed altre sono state le manifestazioni di contorno al Premio Conti che in questa  quinta edizione ha mostrato tutta la sua maturità ed importanza, sia nella sezione Narrativa, cui hanno partecipato numerosissimi autori, con racconti veramente belli, sia nella sezione Storia, cronache e biografie, cui sono pervenuti lavori importanti per tenere desto il ricordo e la testimonianza di tanti migranti, sia, infine, nella sezione Studi e ricerche, che ha visto la partecipazione di un numero inaspettatamente grande di lavori concernenti tesi di laurea e saggi sui fenomeni migratori. Per dovere di cronaca e per giusto riconoscimento ricordiamo che la giuria, presieduta dal prof. Tullio Seppilli, ha proclamato vincitori Luisiana Luzii, Emigrata con doppia cittadinanza, e, ex equo, Marco Mirci, Prima o poi torno, per la narrativa; Antonella Dolci, Pasta e fagioli all’Ambasciata, per la memorialistica; Michele Colucci, La Gran Bretagna e l’immigrazione italiana, per la sezione saggi e ricerche. Il prof. Emilio Franzina ha presentato il volume in cui sono raccolti i lavori dei vincitori unitamente agli altri lavori segnalati.

Questo premio, partito quasi in sordina dieci anni fa per celebrare il 25° anniversario di fondazione della FILEF e adottato immediatamente dalla Regione Umbria che vi opera attraverso l’ISUC (Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea) è ormai diventato adulto e ricorda degnamente il primo Presidente della Regione, Pietro Conti, che nella sua vita politica di presidente dell’Umbria prima e di deputato poi, ebbe l’intelligenza politica e la sensibilità umana di capire il valore dei migranti; seguendo proprio questo itinerario il premio, partito come premio letterario rivolto e dedicato agli emigrati italiani per raccoglierne storie e vicissitudine, si è arricchito di altre sezioni e si è amplificato anche alle vicende degli immigrati in Italia, con l’esplicita volontà di voler idealmente ricongiungere le grandi emigrazioni dall’Italia e le attuali immigrazioni nel nostro Paese: tra i due fenomeni ci sono alcuni decenni di intervallo temporale, ma le motivazioni, le condizioni, i drammi, le pulsioni e le tensioni sono le stesse. Perciò Gianni Amelio, nel corso della sua intervista, parlando del suo film, ha potuto con naturalezza ricordare di “quando gli albanesi eravamo noi”.

Francesco Berrettini

    
Alcuni momenti della giornata

 

 

 

 

 

 

 

 

Premio speciale 2004 a Gianni Amelio

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