Torna alla Home-Page!
home!
  
     EMIGRAZIONE NOTIZIE
     EMIGRAZIONE LA RIVISTA
     PUBBLICAZIONI
     PROGETTI
     PREMIO PIETRO CONTI
     LEGGI
     SERVIZI ON LINE
     LINKS UTILI
     BACHECA
     NOVITA'

     Associazione FIEI
     Associazione FILEF
     Istituto F.SANTI

al via la sesta edizione del 

Premio Pietro Conti 2004-2005 

di letteratura, memorialistica, studi e ricerche 

sulle migrazioni 

A Montecchio (Terni), tra giugno e luglio prossimi, si volgerà il primo CORSO di formazione della FILEF per la promozione di produzioni tipiche umbre destinato a giovani italiani emigrati. 

UNIVERSITA' ESTIVA DELLE MIGRAZIONI: Una iniziativa della FILEF Nazionale in collaborazione con Università italiane e straniere per la conoscenza dei fenomeni migratori e l'intervento a favore dei cittadini migranti.

utente online

 

 

EMIGRAZIONE NOTIZIE in PDF

  Num. 1- 2005
  Num. 2- 2005
  Num. 3- 2005
  Num. 4- 2005
  Num. 5- 2005
  Num. 6- 2005
  Num. 7- 2005
  Num. 8- 2005
  Num. 9- 2005
  Num. 10- 2005

 E. N. : ANNI PRECEDENTI

 


Reg. Trib. Roma n.357 (4/11/82) - Direttore responsabile:  Stelvio Antonini
 
MIGRANTI - PeaceLink

 

Addio Lamantia

 

 
Il poeta e scrittore statunitense Philip Lamantia è morto ieri nella sua casa di San Francisco all'età di 77 anni per un infarto. La sua scomparsa giunge a poco più di un mese da quella di Lucien Carr, l'anima selvaggia della Beat Generation. Nato a San Francisco da genitori immigrati di origine siciliana, Lamantia è stato il primo poeta statunitense a fare ricorso al modello di versificazione dei surrealisti francesi. A New York conobbe André Breton, che non esitò a pubblicare le prime opere del giovane Lamantia sulla rivista VVV, edita da David Hare, alla quale dal 1942 al 1944 collaborarono, oltre a Breton, surrealisti come Marcel Duchamp e Max Ernst, con illustrazioni di de Chirico, Matta, Claude Levi-Strauss e Yves Tanguy. A New York Lamantia divenne amico di Carl Solomon e Allen Ginsberg, divenendo presto un assiduo frequentatore dello storico gruppo di poeti Beat, con in prima fila William Burroughs, Gregory Corso e Jack Kerouac. Negli ultimi anni della sua vita si era ripiegato in un un suo mondo mistico.
Autore di una ventina di raccolte poetiche, tra i suoi lavori spiccano Erotic Poems (1946), Ekstasis ('59), Destroyed Woks ('62), Touch of the Marvelous ('66), The Blood of the Air ('70), Becoming Visible ('81), Meadowlark West ('86) e Bed of Sphinxes ('97). Molte delle sue ultime opere sono state pubblicate dalla City Lights Books di Lawrence Ferlinghetti.


Era bello, fedele al peyote e al buddismo, amante del surrealismo e, soprattutto, poeta. Philip Lamantia è morto l’altro ieri nella sua casa di San Francisco. Aveva 77 anni. La sua scomparsa, provocata da un attacco cardiaco, giunge a poco più di un mese da un’altra morte che ha segnato la grande e rivoluzionaria stagione poetica americana: quella di Lucien Carr. Con Lamantia se ne va uno degli ultimi Beat, uno degli ultimi testimoni di quella generazione che da Kerouac a Ginsberg ha cambiato il modo di scrivere poesia e, nei giovani di tutto il mondo, il modo di guardare il mondo.
Nato a San Francisco da genitori immigrati di origine siciliana, Philip Lamantia è stato il primo poeta americano a fare ricorso al modello di versificazione dei surrealisti francesi (viene colpito, giovanissimo dalla visione delle opere di Mirò e Dalì al Museo delle Arti di San Francisco). A venticinque anni è vice direttore della rivista surrelista americana View e partecipa al Movimento surrealista di André Breton, fino alla rottura, che avvenne due anni dopo. Passa da esperimenti con le droghe a illuminazioni ascetiche. Nel 1946 pubblica il suo primo libro, Erotic Poems. Nel 1953 partecipa al rito Peyote della tribù nordamericana Washo; poi va a vivere fra i Coras nella Sierra Madre. Nel 1955 è uno dei partecipanti al Reading di San Francisco, alla Galleria 55, uno dei più importanti reading del movimento beat, dove aveva letto le poesie di John Hoffmann, un giovane poeta scomparso di recente in Messico. Nel 1959 escono sia la sua seconda raccolta di poesie, Ecstasy che Narcotica. Poeta visionario, Lamantia è stato un amico, un suggeritore e un assiduo frequentatore dello storico gruppo di poeti Beat, tra i quali William Burroughs, Allen Ginsberg, Gregory Corso e Jack Kerouac, e la leggenda vuole che sia stato proprio lui a iniziare Kerouac al peyote e al buddismo.
Nella seconda metà degli anni Sessanta, Philip Lamantia diventa «il cantore» per eccellenza della stagione Beat, con le sue poesie che inneggiano ai valori di libertà, amore e pacifismo tipici dello stile di vita ribelle e anticonformista del movimento letterario del secondo dopoguerra. Estasi, terrore, erotismo sono temi ricorrenti nei suoi poemi, dove mescola a questi la narrazione delle più minute esperienze di vita quotidiana. «Philip è stato un poeta visionario come William Blake, che sapeva vedere l’intero mondo in un granello di sabbia», ha detto di lui Lawrence Ferlinghetti, ultimo grande esponente della prima generazione Beat, la cui casa editrice di San Francisco, City Lights Books, ha pubblicato quattro dei nove volumi di poesie scritti da Lamantia tra il 1967 e il 1997. «Philip è stato il primo a trasmettere il mondo dei surrealisti francesi alla generazione di nuovi poeti americani», ha aggiunto Ferlinghetti, che incontrò per la prima volta Lamantia all’inizio degli anni Cinquanta. Lamantia, ha ricordato sempre Ferlinghetti, ebbe «una grande influenza sui primi passi poetici di Allen Ginsberg», come testimonia Howl, in cui sono «evidenti richiami al Surrealismo».



E'UNO STRANO MOMENTO/
QUANDO CI LACERIAMO NEL SILENZIO/
DI QUESTO PAESAGGIO/
DI TUTTO QUESTO MONDO/
CHE SEMBRA ANDARE OLTRE LA SUA STESSA ESISTENZA../
.....LE TUE MANI CON CRISTALLI CHE BRILLANO NELLA NOTTE/
MI ATTRAVERSANO IL SANGUE....../
SIAMO ARRIVATE IN UN POSTO DOVE DORMONO GLI USIGNOLI/
STIAMO COLMANDO GLI OCEANI LE PIANURE DI VECCHIE IMMAGINI DELLE NOSTRE OSSA FOSFORESCENTI......./.

da"giorno d'inverno"di Philip Lamantia

 


Allen Ginsberg: "The Beat Generation"
La Beat Generation



L'espressione Beat generation nacque durante una conversazione tra Jack Kerouac e John Clellon Holmes nel 1948. Stavano discutendo la natura delle generazioni e ricordavano il fascino della Lost generation, e Kerouac disse: "Ah, questa qui non è che una Beat generation". Si chiesero se la si potesse dire una "generazione trovata" (come a volte la chiamava Kerouac), una "generazione angelica", o attribuirle qualche altro epiteto.

Ma Kerouac si sbarazzò d'un tratto della questione dicendo Beat generation - non intendendo con ciò darle un nome, ma lasciarla innominata.

Il famoso articolo di John Clellon Holmes uscito sul "New York Times Magazine" verso la fine del 1952 recava come titolo This is the Beat generation. Titolo che si impose all'attenzione del pubblico. Poi Kerouac pubblicò anonimo un frammento di On the Road intitolandolo Jazz della Beat generation, e questo rafforzò l'espressione curiosamente poetica. Così è la storia originaria del termine.

Herbert Huncke, autore di The Evening Sun Turned Crimson ( Sole della sera fatto cremisi) e amico di Kerouac, Burroughs e altri di quella cerchia letteraria degli anni '40 , introdusse tutti loro a quello che allora era noto come "linguaggio hip". In quel contesto, la parola beat è un termine carnevalesco, "sotterraneo"(sottoculturale) - un termine molto usato allora in Times Square: Man, I’m beat, voleva dire senza soldi, senza un posto dove stare.

Poteva anche riferirsi a coloro "che camminavano tutta la notte con scarpe piene di sangue sulle rive nevose dei docks aspettando che una porta nell'East River si apra su una stanza piena di vapore di caldo e di oppio" (Urlo). Oppure si usava la parola in conversazioni come "Ti andrebbe di andare al Bronx Zoo?" "Nah, man I'm too beat, I was up all night" (No bello, sono a pezzi, sono stato su tutta la notte). L'uso originario del linguaggio di strada significava quindi esausto, che ha troccato il fondo del mondo, e da lì guarda fuori o in alto, insonne, con gli occhi ben aperti, percettivo, respinto dalla società, che non ha nessuno su cui contare , conoscitore della vita di strada. O, altro significato un tempo implicito,beat voleva dire finito, compiuto,nella notte buia dell'anima o nella nebbia del non sapere. Poteva voler dire aperto, nel senso whitmaniano di "apertura", equivalente a umiltà. In molti ambienti, beat era quindi interpretato col senso di svuotato, esausto, e al tempo stesso aperto e ricettivo alla visione.

Un terzo significato di beat, come in beatifico, fu formulato in pubblico da Kerouac nel 1959, per contrastare l'abuso del termine nei media dove veniva interpretato come "battuto, finito", un "perdente", senza includere l'aspetto ndi umile intelligenza, o di beat come nelle frasi the beat of drums ( il battito dei tamburi) e the beat goes on (il ritmo tiene)- tutti in qualche misura errori di interpretazione o di etimologia. Kerouac(in varie interviste e conferenze) cercò di indicare il senso corretto della parola sottolineandone il nesso con parole come "beatitudine" e "beatifico" - la necessaria beatness o oscurità che precede l'aprirsi alla luce, al superamento dell'io, al dare spazio all'illuminazione religiosa.

Un quarto significato che si è accumulato attorno alla parola si ritrova nell'espressione "il movimento letterario della Beat generation". Essa si riferiva a un gruppo di amici che avevano lavorato assieme a poesia, prosa e coscienza culturale a partire dalla metà degli anni '40, sinché il termine, alla fine degli anni '50, raggiunse una popolarità nazionale.
Il gruppo era costituito da Kerouac, Neal Cassady (prototipo dell'eroe di On the road di Kerouac), William Burroughs, Herbert Huncke, John Clellon Holmes (autore di Go,The Horn e altri libri), e da me. Nel 1948 incontrammo Carl Salomon e Philip Lamantia, nel 1950 ci raggiunse Gregory Corso; al 1954 risale il primo incontro con Lawrence Ferlinghetti e Peter Orlovsky.

Con la metà degli anni '50, a questo piccolo gruppo iniziale - per naturale affinità di modi di pensiero, di stile letterario, o di prospettiva planetaria - si aggiunsero, arricchendolo in amicizia e attività letteraria, alcuni scrittori di San Francisco, Michael McClure, Gary Snyder, Philip Whalen, e, nel 1958, alcuni altri poeti meno noti ma di valore come Bob Kaufman, Jack Micheline e Ray Bremser, e il poeta nero LeRoy Jones, assai più noto. Tutti noi, prima o poi, accettammo il termine "beat", con ironia o seriamente, sembrandoci congeniale, e nel 1959 fummo inclusi dalla rivista LIFE in un servizio speciale di Paul O'Neil su costumi, morale e letteratura beat, e sul "New York Post" in una serie in dodici puntate intitolata The Beat Generation del giornalista Alfred Aronowitz.

Alla metà degli anni '50 si venne a creare un sentimento di fiducia e interessi reciproci con Frank O'Hara e Kenneth Koch, e anche con Robert Creely e altri ex allievi del Black Mountain College nel North Carolina. Nella nostra cerchia letteraria, Kerouac, Whalen, Snyder, i poeti Lew Welch, Diane Di Prima, Joanne Kyger e Orlovsky, oltre a me e ad altri, si interessavano di meditazione e buddismo. (Una discussione del rapporto tra buddismo e beat generation si può trovare in una rassegna storica dell'evoluzione del buddismo in America, How the Swans Came to the Lake, di Rick Fields).

Il quinto significato dell'espressione Beat generation si riferisce alla più ampia influenza che ebbe l'attività letteraria e artistica di poeti, cineasti, pittori, scrittori e romanzieri che lavoravano a concerti, antologie, nell'editoria, nel cinema indipendente e in altri media. Questi gruppi diedero nuova freschezza alla già antica tradizione culturale "bohemian" in America. Tra le principali figure interattive c'erano: nel cinema e nella fotografia, Robert Frank e Alfred Leslie; nella musica, David Amran; nella pittura, Larry Rivers; nella poesia e nell'editoria, Cid Corman, Jonathan Williams, Don Allen, Barney Rosset, Lawrence Ferlinghetti. Quest'energia ricadde sul movimento giovanile dell'epoca, che stava crescendo, e venne assorbita dalla cultura di massa e della classe media alla fine degli anni '50 e agli inizi degli anni '60.

Alcuni ideali essenziali del movimento artistico originario si possono ritrovare chiaramente negli scritti di questi poeti, e, decennio dopo decennio, l'interesse intergenerazionale ha continuato a concentrarsi su un certo numero di temi coerenti che potrebbero essere riassunti come segue: un interesse per l'indagine della natura della coscienza, che ha condotto alla conoscenza del pensiero orientale, alla pratica della meditazione, all'arte come manifestazione dell'esplorazione della struttura della coscienza, e, come conseguenza alla liberazione spirituale. Da ciò ci si è mossi per arrivare alla liberazione sessuale, in particolare alla liberazione gay, che storicamente ha svolto un ruolo di catalizzatore per i movimenti di liberazione delle donne e dei neri. Dall'esplorazione della struttura della coscienza si è sviluppata una concezione tollerante non teistica, quindi un antifascismo cosmico, un atteggiamento pacifico non violento in politica, il multiculturalismo, l'assorbimento della cultura nera nella letteratura e nella musica della tendenze più avanzate,come, per far degli esempi, la spontanea "prosodia bop" di Kerouac, o le bizzarre identità del gruppo di poeti che saranno poi chiamati Beat generation: Burroughs, bianco protestante; Kerouac, indiano americano e bretone; Corso, italiano cattolico; Orlovsky, bielorusso; Gary Snyder, scoto-tedesco; Lawrence Ferlinghetti, italiano, continentale, educato alla Sorbona; Philip Lamantia, italiano surrealista autentico; Michael McClure, americano Midwest e scozzese; Bob Kaufman, afro-americano surrealista; LeRoy Jones, Nero Potente, tra gli altri.

L'arte è concepita come pratica sacra, con un atteggiamento sacramentale verso ciascuno di noi in quanto personaggi. Il tono di schiettezza emerge con buon umore e con una disinvolta franchezza spontanea, l'immediatezza non premeditata nella vita e nell'arte, la fine della segretezza e della paranoia che sottende tutta la politica sessuale maschilista e la chiacchiera demagogica su su fino a CIA-KGB e alle macchinazioni nucleari. Si è poi andata accrescendo la consapevolezza che siamo in grado di distruggere la residenza umana sul pianeta se non fidiamo nella nostra miglior natura e non la esercitiamo, e con ciò giunge a termine il mito ottocentesco marxista-capitalista del progresso con le rivalità espansioniste imperialiste che implica.

Il nostro interesse per le sostanze psichedeliche come strumenti educativi, in particolare marijuana, funghi e LSD, ha condotto a un atteggiamento più realistico verso la legislazione sulla droga, portando a riconoscere che il tabacco e l'alcool sono più distruttivi per l'organismo di tutte le droghe eccetto la cocaina. Il problema dell'ero dovrebbe quindi essere decriminalizzato e medicalizzato, e la canapa, per ora un problema, dovrebbe essere trasformato in una risorsa economica per l'agricoltura a base familiare, contribuendo così al ripopolamento della campagna, e alla produzione di beni derivati da colture rinnovabili (tessuti, corde, e altro) come alternativa alla coscienza plastificata.

E infine, la rivalutazione dell'eros, l'atteggiamento sacramentale verso la gioia sessuale. Questi sono i temi principali che hanno intessuto tutta l'arte e la poesia e la prosa degli scrittori che ho menzionato, sin dagli inizi degli anni '40, e che attraverso le letture pubbliche di poesia alla metà degli anni '50 sono emersi alla superficie raggiungendo la coscienza comune.

Molti di questi valori sono entrati nel pensiero diffuso accettato - per esempio, ecologia,fumar erba, liberazione gay, multiculturalismo -ma non hanno trovato alcuna applicazione nel comportamento del governo, per cui ora abbiamo più persone in prigione o sotto sorveglianza governativa di qualsiasi paese d'occidente e d'oriente.

Questa visione del mondo tollerante, da Beat generation o da "anni '60", ha provocato in una destra intossicata una reazione di "negazione" (come si dice nel linguaggio di Alcolisti Anonimi) della realtà e ne ha rafforzatola codipendenza da leggi repressive, stato di polizia incipiente, uso della pena di morte a fini demagogici, demagogia sessuale, censura dell'arte, ira di televangelisti monoteisti fondamentalisti circa-fascisti, razzismo e omofobia. Questa controreazione sembra una conseguenza dell'aggravarsi del divario tra classi ricche e classi povere, della crescita di una vasta sottoclasse umiliata, dell'aumento di potere e lusso per i ricchi che controllano la politica e per i loro maggiordomi nei media.

Prescrizione: più arte, meditazione, stili di vita di relativa penuria, evitare il consumo vistoso che sta portando a estinzione il pianeta.

Credo che le generazioni più giovani siano state attratte dall'esuberanza, dall'ottimismo libertario, dallo humor erotico, dalla franchezza, energia continua, invenzione e amicizia collaborativa di quei poeti e cantanti da Burroughs a Bob Dylan sino ai giovani Beck o Geoffrey Manaugh. Avevamo un gran lavoro da fare, e lo facciamo, cercando di salvare e guarire lo spirito dell'America.

Allen Ginsberg

premessa a “The Beat book” 1996
 

 

 

ITALIANI NEL MONDO

Visita il Museo dell'Emigrazione di Gualdo Tadino
NUMERI PRECEDENTI
PAESE ITALIA
SCRIVICI
ALBUM
REDAZIONE
AGENDA
 FORUM:Elezioni 2006
 
nel sito nel Web

powered by FreeFind

 

 
MUSIBRASIL
ITALIANOS

 
Informazioni dall'Italia

La Repubblica

Il Corriere della Sera

L'Unità

Il Manifesto

La Stampa

Liberazione

Il Messaggero

L'Espresso

Il Foglio

Carta

Avvenire

Il Mattino

Il Sole 24 Ore

Il Giornale di Sicilia

Il Gazzettino

La Gazzetta del Mezzogiorno

La Gazzetta del Sud

Radio Popolare

Agenzie Stampa

Ansa

Adn Kronos

News Italia Press

Inform

Aise

Grtv

Italian Network

Notizie dal Mondo

PEACELINK

ATTAC

MISNA

UNIMONDO

LIMES

LE MONDE DIPLOMATIQUE

ALL AFRICA

NIGRIZIA

LATINO AMERICA

MANITESE

INDYMEDIA

MEGACHIP

AMNESTY

EMERGENCY

accessi da dicembre 2000