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Macerata, 12 dicembre 2014 – Si torna ad emigrare. Anche dalla “Terra delle armonie”, come è stata definita la nostra provincia. Secondo un recente rapporto dell’Istat («Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente»), nel 2013 i cittadini che hanno cancellato la propria residenza in provincia di Macerata per trasferirsi altrove (in altre parti d’Italia o all’estero) sono stati in tutto 7.177. Di questi ben 968 sono andati all’estero, un trend in continua crescita negli ultimi anni. Se si escludono gli stranieri – circa 250 – hanno lasciato la provincia per valicare le Alpi circa 700 italiani (nel 2004 erano 300).

E il fatto che più preoccupa è che in molti casi si tratta di giovani al di sotto di 35 anni, con in tasca almeno un diploma, frequentemente anche una laurea o un titolo di elevata specializzazione.

Si tratta della drammatica conferma che la crisi economica (nel 2013 la provincia di Macerata ha registrato un tasso di disoccupazione del 13.1%, il più alto delle Marche), la mancanza di opportunità lavorative, il mancato riconoscimento dei meriti, il calo continuo di risorse destinate alla ricerca, spingono anche i nostri giovani alla fuga, verso terre dove trovano maggiori opportunità.

Le destinazioni preferite sono il Regno Unito, la Germania, la Francia e la Svizzera, ma anche mete più lontane come l’Australia. Negli ultimi sei anni, dal 2008 al 2013, i residenti che hanno lasciato la provincia sono stati 42.497 (di cui circa 2.500 stranieri), 4.347 dei quali sono emigrati all’estero. Secondo l’Istat, l’emigrazione verso l’estero riguarda soprattutto persone d’età compresa tra i 24 e i 45 anni, il 30% dei quali in possesso di una laurea. E sono persone che raramente, poi, decidono di tornare in Italia.

Ma, in generale, i dati evidenziano una ripresa dell’emigrazione quale non si vedeva più da molto tempo: a livello nazionale gli italiani emigrati all’estero nel 2013 sono 82mila, il numero più alto degli ultimi dieci anni, il 20,7% in più rispetto al 2012.

E la situazione sembra peggiorare ancor più nel 2014, in particolare per i giovani che considerano il nostro Paese fermo, bloccato nelle decisioni, e per questo scelgono di lasciarlo. Una situazione drammatica e paradossale: le nostre scuole e le nostre università, pur tra mille difficoltà, formano menti giovani di eccellenza. Poi, però, non si riesce a valorizzare le loro competenze e la loro professionalità. Così, dopo qualche anno di precariato sottopagato, la scelta di valicare il confine diviene quasi obbligata. E’ del tutto evidente che se i giovani lasciano il paese, con loro se ne va anche il futuro da essi rappresentato. E se il fenomeno fino ad una decina d’anni fa era contenuto, oggi ha assunto proporzioni preoccupanti, molto preoccupanti.

2014-12-12 15:08:01

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